Componenti: gli obiettivi.

La parola “fotografare” deriva dal greco “disegnare con la luce”.

Ma anzitutto, che cos’è un obiettivo?

L’obiettivo più rudimentale è una lente convessa, più spessa al centro che ai bordi, che ha il compito di far convergere i raggi luminosi sulla pellicola, in un punto preciso che si chiama “fuoco”, in modo tale che su di essa si formi un’immagine rovesciata e nitida. Gli obiettivi influiscono in modo decisivo sulla qualità delle nostre fotografie e anche in epoca digitale hanno un ruolo fondamentale, è attraverso l’obiettivo infatti che la luce che colpisce il soggetto delle nostre immagini, arriva al sensore o alla pellicola per essere registrata. Gli obiettivi offrono risultati differenti in funzione dell’angolo di campo che sono in grado di coprire, esso varia a seconda della grandezza del sensore e della lunghezza focale, è più ampio quando questa è corta e viceversa.

 

obiettivi

 

 

Questa lente, però, dà problemi sia di ordine temporale, poiché richiede lunghi tempi di esposizione, sia di ordine qualitativo, in quanto una sola lente pone problemi di chiarezza delle immagini, soprattutto ai bordi. Per questo motivo, nel corso degli anni, gli obiettivi sono andati sempre più perfezionandosi, sino a giungere agli attuali che combinano diversi tipi di lenti convergenti e lenti divergenti. Queste ultime sono in grado di convergere le aberrazioni ottiche delle prime. Sono fondamentali anche i tipi di vetro usato e i trattamenti ai quali questo è sottoposto.

Sono molteplici gli obiettivi che si possono scegliere per scattare una fotografia.

Dall’obiettivo normale al grandangolare al teleobiettivo, fino al più espressivo e divertente “fish-eye”.

Esistono in commercio diversi tipi di obiettivi che consentono di fare riprese anche a distanze estremamente ravvicinate, o che permettono di ottenere effetti di distorsione dell’immagine. I più diffusi tra questi obiettivi sono il grandangolare (che serve a coprire una porzione più vasta rispetto a quella normale), il teleobiettivo, utilizzato per riprendere scene a grande distanza, e infine lo zoom, che permette di variare la distanza focale con una semplice rotazione della ghiera sull’obiettivo: è uno strumento usato sia in ambito fotografico che in ambito cinematografico, per rendere l’idea di un avvicinamento o allontanamento dell’immagine. Modificando le lunghezze focali e la profondità di campo, si creano immagini che non rispondono esattamente a quelle percepite dall’occhio umano, potenziando o distorcendo la percezione dello spazio circostante. Per questo motivo sono usati in condizioni particolari, quando si devono cogliere da distanza ravvicinata ampie porzioni di spazio, oppure quando si desidera evidenziare un dettaglio particolare del soggetto o della scena ripresa. L’esasperazione di questi obiettivi è rappresentata dal cosiddetto “fish-eye“, l’occhio di pesce, che dà vita a delle immagini simili a quelle riflesse da uno specchio convesso. Anche in questo caso si utilizza questo obiettivo per accentuare il carattere espressivo dell’immagine.

 

fisheye

 

 

Per comprendere al meglio quali siano le funzioni che svolge un obiettivo, e quali le particolarità, è sufficiente guardarne la parte esterna, ricca di numeri, simboli e vocaboli: ognuno di questi rimanda a una funzione ed è per questo importante saperli leggere. Sulla parte esterna sono riportati marca dell’obiettivo, la fabbrica, il numero di serie e la lunghezza focale e l’apertura massima (diaframma).

Le categorie principali di obiettivi sono dunque grandangolari, normali e teleobiettivi. Ognuno di essi può essere poi di tipo macro, decentrabile e stabilizzato.

 

obiettivi-canon

 

Nel momento in cui affronteremo argomenti come angolo di campo, distanza focale, profondità di campo, diaframma… la categorizzazione degli obiettivi sarà molto più schematica e governabile. Per ora, in breve: la lunghezza focale indica, in millimetri, il rapporto tra la posizione dell’obiettivo (gli obiettivi sono solitamente composti da più gruppi di lenti per motivi legati alla qualità ottica e alla luminosità, in questo caso la focale si misura dal centro ottico dell’obiettivo che generalmente si trova in prossimità del diaframma) e quella del piano focale che è quello il cui convergono i raggi luminosi provenienti dall’esterno (piano della pellicola/sensore, per convenzione si usa il valore della focale riferita al formato della pellicola 24x36mm, oggi la grandezza dei sensori Full Frame). Negli obiettivi standard questa lunghezza è fissa – quindi, avvicinandosi troppo al soggetto, questo va fuori fuoco –, negli obiettivi zoom essa può variare, consentendo diversi tipi di ripresa. Cambiando la lunghezza focale, cambiano profondità di campo e gli effetti prospettici. L’altra cifra si riferisce invece al diaframma, altro elemento basilare di ogni macchina fotografica.

Ramona Vidili

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