L’anacronistica vulnerabilità del Duomo di Milano: un cantiere lungo 600 anni

Più che un monumento, una storia. Più che un simbolo, un processo incessante e infinito. Il Duomo di Milano: già in fase di restauro ancor prima che fosse completato.

Quando ci si trova davanti a una imponente cattedrale gotica, la percezione è di avere di fronte una cristallizzazione storica, muta e immobile testimone della continuità. Il Duomo, invece, non ha mai smesso di costruirsi ed evolversi, di rinnovarsi e di rimanere, al tempo stesso, sempre uguale. Particolare evoluzione che ha fatto del monumento meneghino una sorta di alternativa storica.

C’è un archivio vecchio di secoli che documenta tutte le sue metamorfosi. Ogni singolo intervento. La Veneranda Fabbrica, storico ente costituito nel 1387 dal Duca di Milano Gian Galeazzo Visconti per progettare e realizzare la cattedrale milanese, si è dovuta da subito – e pure con una certa disinvoltura – riconvertire alla manutenzione e al restauro.

È un marmo dolce, particolarmente delicato, dalle cromie bianco-beige screziate di rosa e dalla bellezza cristallina quello di Candoglia, usato per la costruzione e la manutenzione del rivestimento esterno e degli ornati del Duomo. La muratura armata con cui è stato realizzata la struttura del monumento, arrugginendo e dilatandosi, tende a danneggiare il marmo, spezzandolo dall’interno. Caratteristica che impone il continuo lavorio sulle facciate.

Per essere conservato, questo materiale ha bisogno di un costante monitoraggio e di una perenne manutenzione, complice l’erosione dovuta a inquinamento e agenti atmosferici, che rovinano i particolari decorativi, intaccandoli con macchiette nere.

La prevenzione muove il personale della Veneranda Fabbrica del Duomo, prima ancora che l’emergenza. Così, con scadenza quasi chirurgica, tecnici specializzati controllano le superfici e programmano gli interventi. Il monitoraggio è costante e la manutenzione perenne. Come avviene da secoli. Al netto, ovviamente, degli ausili tecnologici che ieri non c’erano e oggi ci sono. Un martelletto pneumatico e una granigliatrice, nella mano sensibile di un ornatista refilatore del Cantiere Marmisti, sui Navigli, risanano il blocco di marmo ammalorato, rispettandone la struttura originale. Quando le parti non possono essere recuperate, vengono riprodotte ex novo. Sempre con la stessa romantica, anacronistica, vulnerabilità.

Dalle Cave di Candoglia, all’imboccatura della Val d’Ossola, viene estratto marmo a solo uso e consumo del Duomo, per volere del Duca. Diritto esclusivo (e gratuito) rinnovato alla Veneranda Fabbrica con una legge del 1927, 540 anni esatti dopo l’editto di Gian Galeazzo.

La prossima primavera, come ogni primavera da 600 anni a questa parte, alla Cava Madre, sulla riva sinistra del Toce, si ripeterà un gesto sempre antico e sempre nuovo: il taglio del marmo per il Duomo di Milano.

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