Macchine digitali: compatte, bridge e reflex.

L’evoluzione della pratica fotografica si è potuta realizzare grazie all’invenzione di alcuni apparecchi fotografici.

La rivoluzione maggiore della storia è forse dovuta a George Eastman e all’apparecchio da lui messo in commercio nel 1888 con il nome d Kodak. Infatti, le novità introdotte dalla Kodak investirono ogni aspetto, sia della fabbricazione sia dell’uso della macchina fotografica. In sintesi si può affermare che con Kodak nasce davvero la fotografia di massa e che i principi che guidano il processo di ripresa e sviluppo delle fotografie rispondono a quelli ancora oggi in uso. La Kodak n.1 è una piccola scatola (17 x 10 cm) all’interno della quale si trova una pellicola a rullo (e non più dunque, le lastre usate sinora) in grado di contenere 100 immagini.

 

kodak

 

Il motto di Eastman “Voi premete il bottone, noi facciamo il resto”

 L’obiettivo è a fuoco fisso, il formato dell’immagine è rotondo poiché in questo apparecchio non è prevista alcuna mascheratura dell’obiettivo, il formato corrisponde dunque all’immagine che si costituisce nella lente. Eliminati i lunghi tempi di posa, la Kodak n.1 elimina anche l’ostacolo alla diffusione: lo sviluppo. Una volta finita la pellicola la macchina veniva spedita allo stabilimento centrale di Eastman (Rochester) dove si procede allo sviluppo delle immagini. La macchina viene poi ricaricata e rinviata al proprietario.

 

L’altra macchina fotografica entrata nella leggenda è la Leica, presentata nel 1925 e nata grazie alle ricerche di Oscar Barnack, dirigente della fabbrica di strumenti ottici tedesca Leitz. La peculiarità della Leica è quella di essere capace di fornire immagini di alta qualità unite a una maneggevolezza pari a quella della Kodak. Si tratta della prima macchina portatile professionale (insieme alla Ermanox) e ha avuto per questo un enorme successo tra giornalisti, fotoreporter. Barnack tiuscì a creare una macchina con un otturatore a tendina e con un obiettivo di grande qualità, ma soprattutto con una pellicola a rullo da 35mm, che consentiva 36 scatti. La novità stava proprio in questo rullo che nasceva dall’esperienza cinematografica; ancora una volta, il meccanismo di funzionamento della Leica è paragonabile a quello delle macchine fotografiche comunemente in uso sino a pochi anni orsono: una leva fa avanzare la pellicola e carica l’otturatore, il telemetro permette di mettere a fuoco l’immagine e di scattare la fotografia in tempi rapidi ottenendo un buon risultato.

Il mito dell’istantaneità, della fotografia “rubata” che ha fatto la fortuna di alcuni grandi della fotografia del Novecento, da Cartier-Bresson a Smith, nasce insieme a questa macchina.

 

Nel 1947, Edwin Land mise a punto un processo di sviluppo immediato della pellicola, che venne poi commercializzato dalla Polaroid. Nasce così un’altra macchina destinata a entrare nella storia della fotografia e, soprattutto a modificare le abitudini visive fotografiche dell’intero pianeta. La Polaroid infatti evita il passaggio negativo-positivo, sviluppando l’immagine e stampando direttamente sullo stesso foglio. Inizialmente la carta era arrotolata, poi si è passati a un cartoncino bianco plastificato e sensibilizzato che funziona con il noto meccanismo a strappo. Il cartoncino viene espulso dalla macchina e dopo alcuni minuti, l’immagine è completamente formata. Destinata soprattutto a un utilizzo amatoriale la Polaroid non consentiva particolari raffinatezze tecniche: l’obiettivo era a fuoco fisso, il flash incorporato e automatico.

 

Tutto ciò che si è scritto finora appartiene al passato e al presente della fotografia, alla sua storia e al nostro possibile utilizzo nel quotidiano. Ma il futuro, che è già presente, appartiene alla nuova generazione di macchine fotografiche, quelle cosiddette digitali. La rivoluzione che queste macchine portano con sé è paragonabile, e parallela, a quella che è avvenuta con la diffusione dei computer all’interno della nostra vita quotidiana. Se si volesse tentare un paragone con la pratica della scrittura, si potrebbe dire che così come si è passati dalla scrittura a mano all’utilizzo della macchina da scrivere e infine si è giunti al computer, analogamente si è passati dalle prime “scatole” fotografiche alle macchine automatiche fino alle odierne macchine digitali. È facile comprendere come queste innovazioni portino a un’innovazione del mondo quotidiano di vivere la fotografia: non più piccole stampe che passano di mano in mano e poi sono raccolte in un album e neppure più negativi da conservare per poter poi ristampare le immagini ma fotografie che possono essere viste anche senza essere stampate e che possono essere trasferite da un computer all’altro.

Una macchina fotografica digitale non si discosta molto, almeno all’apparenza, da una macchina tradizionale: obiettivi, mirino, pulsante per scattare, flash, ma ciò che si modifica radicalmente è il “luogo” in cui si deposita l’immagine: non più la tradizionale pellicola, ma su un dispositivo a carica doppia (denominato CCD) che riversa la luce su un dischetto dopo aver creato l’immagine su una sorta di schermo elettronico.

 

Grazie alla rivoluzione che il digitale ha portato nella fotografia, ora essa è veramente accessibile a tutti, perché i costi si sono notevolmente ridotti rispetto a quando si usava la pellicola. Il primo pensiero che viene ad un aspirante fotografo è quello della scelta del mezzo fotografico, da qui la domanda: “qual è la macchina fotografica giusta?”.

 

Per rispondere ragionevolmente a questa domanda occorre badare poco al marketing e concentrarsi su ciò che si vuole ottenere e realizzare con la propria fotocamera. Esistono infatti diverse categorie di fotocamere:

  • COMPATTE:

adatte per fare foto ricordo, sono le macchine fotografiche per la “massa”, esistono però alcuni modelli di fascia alta che molti professionisti tengono nel taschino ma che ovviamente non sono paragonabili a una reflex.

compatta

 

 

  • BRIDGE:

Sono caratterizzate da un obiettivo con una grande escursione focale. Si deve prestare molta attenzione nella scelta, da momento che una grande escursione focale comporta anche maggiori compromessi ottici.

bridge

 

 

  • MICRO 4/3 o EVIL

(eletronic viewer interchangeable lens= mirino elettronico, obiettivo intercambiabile):

Come le reflex sono ad ottiche intercambiabili, ma sono prive dello specchio che riflette l’immagine sul pentaprisma e di conseguenza del mirino ottico, hanno prestazioni inferiori alla reflex ma il vantaggio di essere più facili da trasportare. È un tipo di fotocamera che sta avendo un discreto successo e la tecnologia di questi sistemi è sempre più avanzata, la dimensione dei sensori di questo tipo di fotocamera varia a seconda della casa produttrice. Recentemente questo sistema è stato rinominato in New System Camera.

  • REFLEX:

Sono le macchine fotografiche dei professionisti e dei fotoamatori evoluti, hanno ottiche intercambiabili, un sensore più grande e prestazioni superiori rispetto ai tipi di fotocamere visti finora. Chi compra un apparecchio del genere deve essere disposto a spendere per la fotografia, l’ottica di base, di solito un 18-55mm dopo un po’ di tempo non basta più e si sente il bisogno di qualcosa di superiore.

reflex

 

Ramona Vidili

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