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Città diffusa (o Urban Sprawl), un fenomeno allarmante

L’espansione degli spazi urbanizzati al di fuori delle città, è uno dei principali caratteri dei recenti cambiamenti nell’uso del territorio. Il concetto di Sprawl, è utilizzato per descrivere le aree urbane in espansione, in relazione ad un fenomeno per il quale questa avviene nonostante una percentuale ridotta o nulla della popolazione. Le frange urbane sono le aree in cui è massimo il cambiamento dell’uso del suolo, cambiamento che lo trasforma da rurale ad urbano.

 

La dispersione territoriale delle attività e delle residenze rappresenta un fenomeno diffuso in numerose aree urbane d’Europa, ma ci sono anche alcuni esempi italiani, come Pordenone. La crescita della domanda di mobilità e l’uso intensivo dei propri mezzi di trasporto, sono strettamente correlati ad un modello territoriale fortemente basato sulla dipendenza delle aree suburbane da quelle centrali. Gli impatti negativi di tale modello sono per esempio, l’accentuarsi dei fenomeni di congestione del traffico sulle direttrici principali di accesso alle aree centrali e il conseguente peggioramento della qualità dell’aria causato dallo smog. Al fine di contenere gli tali effetti negativi generati da questi fenomeni di dispersione territoriale, le municipalità hanno agito e continuano ad agire sull’offerta dei servizi, ad esempio espandendo la rete del trasporto pubblico (treni e metropolitane leggere). Ma questa soluzione sembra sempre più insufficiente; infatti l’innalzamento del livello di accessibilità favorisce la delocalizzazione delle attività e delle residenze dai centri urbani verso le aree periferiche.
Per quanto riguarda l’etimologia del termine Sprawl, esso è stato coniato in America Settentrionale nella seconda metà degli anni ’60, quando il fenomeno iniziò ad essere analizzato. Gli abitanti che risiedono in questi insediamenti tendono a vivere in unità familiari singole e ad usare l’auto o altro mezzo, per raggiungere il luogo di lavoro. Il più importante indicatore dello sprawl è la densità di popolazione, ma altri elementi di valutazione sono la mancanza di alternative di trasporto, il consumo di suolo, l’inquinamento antropico, la riduzione della qualità di acqua e suolo; uno degli indicatori positivi maggiormente citati è la qualità della vita, ritenuta migliore al di fuori della città, anche se su questo fattore ci sono ancora diverse opinioni al riguardo. L’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA) ha descritto lo sprawl come un modello fisico di espansione a bassa densità delle grandi aree urbane, soprattutto a scapito delle aree agricole, a condizioni di mercato. Esso è descritto anche come l’avanguardia della crescita urbana e comporta un minore controllo per la destinazione d’uso dei suoli. Questo sviluppo urbano è a macchia di leopardo, sparso ed esteso, tendente alla discontinuità e alla inclusione di aree agricole. La città dello sprawl è l’opposto della città compatta, cioè è l’opposto di un “insediamento ben progettato ad alta densità, con abitazioni di media altezza e funzioni miste ,concentrato su nuclei, centri urbani ed altri nodi di trasporto pubblico, di dimensioni sufficienti ad offrire una serie di vantaggi sociali ed economici a distanza percorribile a piedi dalle abitazioni”. “Una città compatta con diversi centri invita a usare i mezzi pubblici o a camminare”, così scrive Rogers nel libro Città per un piccolo Pianeta.
Le cause che creano questo fenomeno possono essere raggruppate in due tipologie:
– un elevato numero di persone sposta la sua abitazione dalla città alla campagna, che diventa sempre più urbanizzata. Questa migrazione è basata soprattutto sul livello di reddito dei nuclei familiari; infatti, le famiglie a basso reddito abbandonano la città a causa degli alti costi della vita, mentre quelle ad alto reddito si spostano alla ricerca di una maggiore qualità della vita, di aria più pulita per i propri figli, di ambienti più verdi e salubri.
– i servizi di grande dimensione si concentrano in prossimità delle strade ad alta capacità di flusso perché hanno bisogno di grandi spazi e di reti veloci.
Negli ultimi decenni, l’Italia ha visto l’ urbanizzazione di grandi quantità di suoli agricoli, pur essendoci una crescita della popolazione limitata. Le espansioni e lo sviluppo suburbano hanno inciso pesantemente sui suoli, sulle aree verdi, sugli altri spazi aperti ed hanno avuto come risultato insediamenti estesi e a bassa densità. Da tutto ciò, nasce l’importanza di valutare ed applicare misure di sprawl urbano appropriate, allo scopo di analizzarne i potenziali effetti sull’ambiente. Una caratteristica di questo fenomeno che sta prendendo sempre più campo, è che le aree commerciali, residenziali ma anche industriali sono separate tra loro. Grandi porzioni di terreno hanno la stessa destinazione d’uso. Le aree sono separate tra loro da strade, zone verdi, o altri tipi di barriere. Come risultato, i luoghi dove le persone vivono, lavorano, comprano, trascorrono il loro tempo libero, sono necessariamente separati tra loro. Inoltre, questa dispersione utilizza molto più terreno rispetto al normale sviluppo urbano in quanto queste aree sono create con una bassa densità abitativa. Gli edifici hanno solitamente pochi piani e sono separati dagli altri attraverso siepi, giardini, strade o parcheggi come sopra detto. Gli edifici sono lontani tra loro e a causa dell’elevato utilizzo di automobili, molto spazio è stato necessario riservarlo ai parcheggi. Il risultato della crescita di zone a bassa densità, è che lo sviluppo e la conseguente “urbanizzazione” del terreno è superiore rispetto all’incremento della popolazione. La dipendenza di queste aree dai mezzi di trasporto è quindi necessaria per la vita degli abitanti, isolati dalla città, dalle zone industriali e commerciali. La città per eccellenza dello sprawl è Los Angeles, infatti le dispersioni urbane spesso vengono chiamate con il neologismo “Los Angelizzazione”; anche l’area urbana di New York, con i suoi 8684 chilometri quadrati è fra le più estese del pianeta, mentre Atlanta in Georgia è la città con la densità abitativa più bassa (690 persone per kmq). Le metropoli crescono in senso orizzontale piuttosto che verticale (questo provocherebbe alta densità). Negli USA, gran parte del territorio è divenuto sprawl come risultato di una crescita impulsiva della seconda metà del Novecento,come effetto di politiche economiche e sociali concentrate attorno all’automobile, ma anche per l’idea di paesaggio, che sin dall’Ottocento spingeva le nuove èlite urbane ad abitare nei pressi della città ma al di fuori di essa, mano a mano che i quartieri e le zone del centro erano vittime di continue nuove immigrazione. Il Capitalismo senza regole ha reso possibile questo fenomeno, perciò in tutti i paesi avanzati il contenimento dello sprawl è oggi considerato un obiettivo cruciale, da affrontare con priorità attraverso riforme legislative, strategie e strumenti di pianificazione territoriale ed urbanistica. Molti campanelli d’allarme avevano segnalato da vari decenni il costo ambientale e sociale dello sprawl, ma la sua marcia è stata comunque inarrestabile. Un altro aspetto negativo di questi isolati residenziali è che spesso le case sono identiche per forma, colore e materiale, talvolta indistinguibili. Costruite a partire dagli stessi principi architettonici, le città nate dalla dispersione urbana sono uniformi, senza caratteristiche e connotazioni proprie; sprawl, città estesa dunque, crea abitazioni che danno l’idea di un disegno uniforme, di luoghi senza una propria identità basata sulla storia e sullo spazio che li circonda, diventando spesso dei non luoghi, zone cioè che non tengono in considerazione quello che sta intorno, che hanno il solo fine di essere abitate. Dunque la città, un tempo organizzata secondo i ritmi di lavoro della fabbrica industriale, oggi, molto frequentemente, si presenta disorganizzata, un patchwork costituito da molti habitat, parchi, industrie, strade, villaggi, in cui ognuno sceglie di vivere dove crede che la qualità della vita sia migliore, sacrificando anche qualche aspetto delle proprie abitudini. Allora si può aggiungere che la centralità spaziale, cede il passo alla città-collage, costituita da frammenti, diversità di stili di forme e culture, dove non esistono confini naturali, dove non vi è più la campagna a ridosso della città, ma la città che si riversa sulle campagne; vengono distrutti così ettari e ettari di terreno coltivabile, di terreno che porterebbe non solo lavoro a molti, ma anche prodotti naturali a chilometro zero. Attualmente invece, si preferisce costruire zone satelliti intorno al nucleo principale della città, orbitanti intorno a questo, estranei e allo stesso tempo necessariamente legati ad esso per motivi lavorativi o di mancanza di servizi.

 

Maria Giulia Petrai

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