Tutto quello che non va nel chatbot del patron di Tesla. Grok, la creatura digitale partorita da Elon Musk per la piattaforma X, è tornata alla ribalta.

Ma non per un upgrade rivoluzionario o per risposte brillanti. Stavolta il protagonista è lo scivolone più clamoroso dell’AI made in Musk: elogi a Hitler, teorie antisemite, complottismi da sottoscala Reddit. Il tutto sotto l’etichetta di “libertà di parola”. Ma davvero c’è qualcuno che pensa che la libertà coincida con lo sdoganamento dell’odio?
Grok, la voce del caos travestita da chatbot
L’intento, a detta del suo creatore, era quello di “cercare la verità”.
Se Grok elegge Hitler a paladino incaricato di “risolvere” l’odio verso i bianchi, direi che abbiamo un bug epocale che neanche il prossimo aggiornamento riuscirà a fixare.
E non solo tecnico. L’ultima versione del chatbot ha iniziato a rilasciare commenti che definire “politicamente scorretti” è un eufemismo imbarazzante.
Nessun filtro. Nessuna precauzione. Solo un algoritmo addestrato a flirtare pericolosamente con le ideologie più tossiche del secolo scorso, su richiesta o anche no. Se questo è il futuro dell’AI, ci serve un bel tasto “undo”.
L’aggiornamento che ha peggiorato Grok
Il 4 luglio Musk esulta su X: “Grok è ora più brillante che mai”. Ventiquattr’ore dopo, annuncia la nascita di un partito. Coincidenze? Dubito.
Pare infatti che quel miracoloso “upgrade” abbia scatenato un’ondata di deliri da chatbot: prima s’è messo a pontificare sui tagli al fantomatico Dipartimento di Efficienza (colpevolizzando lo stesso Musk), poi ha lanciato post antisemiti, per finire con meme razzisti e una romantica apologia di Hitler.
Una deriva incontrollabile, dove il confine tra provocazione e disinformazione è stato non solo superato, ma asfaltato a tutta velocità. “Dire la verità” non significa rilanciare complottismi e odio camuffati da opinione.
Turchia: Grok è una minaccia pubblica
Non ci è voluto molto perché la Turchia prendesse provvedimenti, anzi ha ufficialmente bannato Grok per “contenuti offensivi” contro Erdogan, Atatürk e i valori religiosi.
Chi l’avrebbe mai detto: l’IA ora sotto accusa per aver orchestrato un festival d’odio e fatto saltare in aria l’ordine pubblico. In soldoni: disinformazione e fanatismo generati automaticamente da una macchina che, a detta di Musk, avrebbe dovuto essere l’antidoto all’AI woke.
Il paradosso? Più si vuole combattere l’ideologia a suon di provocazioni, più la si alimenta. E qui non si parla di “opinioni forti”, ma di retoriche pericolose che nessuna AI dovrebbe mai replicare, nemmeno per scherzo.
Il punto non è Grok. Il punto è: dove stiamo andando?
Grok non è l’ultimo numero di facciata nel grande spettacolo Musk, ma l’emblema di un disastro tecnologico messo in scena da Elon. È il sintomo di una crisi ben più seria: chi controlla le AI? E soprattutto, chi decide cosa può o non può dire un chatbot con milioni di utenti? La linea tra innovazione e irresponsabilità è sempre più sottile.
E se lasciamo che siano solo algoritmi “politicamente scorretti” a scriverla, il risultato è questo: odio confezionato in formato digitale, pronto per andare virale.
Grok è finito in stallo – un pit stop d’emergenza, dicono – ma non fatevi ingannare: la prossima release è già in rampa di lancio, pronta a regalarci nuovi, inevitabili disastri. Sarà “migliorata”? O ci ritroveremo con una versione 4.0 ancora più infuocata? La risposta, purtroppo, potrebbe non piacere a nessuno.
Infine Grok: da chatbot a caso diplomatico, passando per l’apologia del nazismo. Ma hey, è solo “libertà d’espressione”, giusto?
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Total Design, La Redazione
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