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Sverre Fehn

Sverre Fehn: il Pritzker va in Norvegia

1997: trionfa Sverre Fehn

Sverre Fehn, è stato il primo ( e finora l’unico) architetto norvegese ad essere insignito del prestigioso Premio Pritzker, nel 1997: nato nel 1924 nella piccola città di Kongsberg, in Norvegia, nel 1949 si laurea presso la Scuola di Architettura di Oslo; successivamente, nei primi anni Cinquanta conduce un viaggio in Marocco, durante il quale studia le architetture primitive del nord Africa che, successivamente influenzeranno i suoi progetti.

A differenza di molti altri architetti di medesima fama, Sverre Fehn non aderisce a nessuna corrente in particolare, anche se si è sempre riconosciuto nell’architettura moderna. Durante i suoi studi sulle architetture antiche nord-africane, nota che ogni elemento della costruzione assolve a molteplici funzioni e nel contempo “comunica” con chi la osserva.

Fra le opere più importanti dell’architetto norvegese ricordiamo il Padiglione dei Paesi Nordici alla Biennale di Venezia del 1962 e il Museo Ivar Aasen: vediamole più nel dettaglio.

Il Padiglione dei Paesi Nordici alla Biennale di Venezia del 1962, venne fin da subito definito “di stupefacente semplicità, grazie anche all’estrema flessibilità e l’illimitata possibilità di suddivisione degli spazi entro una forma saldamente costruita e compatta”.

Padiglione dei Paesi Nordici interno Padiglione dei Paesi Nordici esterno

 

Il Padiglione è infatti  uno spazio essenziale, costituito da una unica aula rettangolare, delimitato da pochi e primari elementi architettonici (il muro e il tetto), permeabile allo sguardo e alla luce e privo di separazioni definitive tra interno ed esterno, capace di esprimere con chiarezza il proprio contenuto;  l’obiettivo evidente di Fehn era di  realizzare un luogo significante, un ambiente capace di raccontare la sua ragion d’essere, direttamente, attraverso la spazialità generata dalle proprie strutture e dalla sua morfologia, dove il sapiente gioco della luce naturale, ricreasse le atmosfere tipiche, appunto dei Paesi Nordici: fu pensato infatti, a differenza di molti altri padiglioni presenti nei giardini della Biennale, per essere la “materializzazione” delle identità nazionali di cui era espressione.

Il Centro Ivar Aasen, ultimato nel 2000 nella cittadina norvegese di Ørstad è un altro esempio di come la poetica compositiva di Sverre Fehn sia quella di cercare un connubio con l’intorno: il museo, dedicato alle opere del celebre intellettuale norvegese, si inserisce in modo discreto nell’ambiente, “confrontandosi” con il luogo, esaltandone caratteristiche rimaste nascoste, che vengono valorizzate dall’inserimento dell’edificio, dalla sua composizione e dalla scelta dei materiali: da notare inoltre come Fehn utilizzi un numero ristretto di materiali, enfatizzando le peculiarità di ciascuno di essi.

 

La prima decisione di inserire parzialmente il corpo centrale del museo nel terreno, fa parte della tradizione locale, e uno di questi muri che Fehn costruisce per adattarsi alle condizioni topografiche del sito, è quello retrostante che diventa una semivolta addossata dal terreno. Il muro di cemento armato definisce così il volume rettangolare del museo che insieme alla semivolta, esprimono lo sforzo che l’edificio compie per contrastare la pressione del terreno in pendenza. Lo spazio ricurvo raccoglie da un lato diversi ambienti e servizi per il pubblico e dall’altro la biblioteca, mentre tra i due si trova lo spazio espositivo continuo che gode di un soffitto a volta e di un illuminazione dall’alto; sul lato opposto (il fronte verso la valle) lo spazio è diviso in singoli ambienti da pareti inclinate che l’architetto ha usato per cercare soluzioni originali di allestimento.

 

Arch. Elena Valori

 

 

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