Architettura Fascista

Architettura fascista: Esempi, Caratteristiche e Stile Littorio

Perché così tanti esempi di architettura fascista sono ancora in piedi in Italia?” è il titolo provocatorio dell’articolo pubblicato qualche tempo fa sul magazine New Yorker. In realtà in Italia le persone non si sentono per nulla a disagio dinanzi a monumenti ed edifici del periodo fascista e ciò perché non li vedono come simboli razzisti di un passato da dimenticare, ma come tracce della storia del nostro meraviglioso Paese.

Non bisogna confondere monumenti celebrativi con opere di architettura civile che hanno una forte valenza storico-artistica. Ecco perché i monumenti del Ventennio fascista, che sono sopravvissuti alla guerra e al dopoguerra, non verranno mai demoliti o distrutti, ma sono opere che insegnano e ricordano un capitolo, seppur triste, della nostra storia. Anzi è nostro dovere tramandare ai posteri il patrimonio culturale ed artistico italiano nella sua totalità.

Architettura Fascista: cos’è?

L’architettura fascista come elogio dell’ideologia fascista in realtà non esiste più. Nel senso che oggi esiste semplicemente un’architettura prodotta durante il Ventennio fascista, mentre tutte le statue del Duce e i simboli del regime vennero abbattuti o distrutti dalla folla la sera del 25 luglio 1943. C’è anche da dire che la maggior parte degli architetti del periodo fascista erano “antifascisti” come Gian Luigi Banfi, Enrico Peressutti, Giovanni Michelucci e Giuseppe Pagano. A questo scopo ti potrebbe interessare anche il nostro approfondimento sull’architettura romanica.

Architettura Fascista: Esempi

Il primo esempio di architettura fascista è il Quartiere EUR a Roma. Si tratta di un complesso voluto dal Duce in persona per celebrare l’avvento del fascismo e i vent’anni dalla Marcia su Roma. Non fu mai portato a compimento a causa dello Scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Resta però il Palazzo della Civiltà e del Lavoro, anche noto come Colosseo Quadrato. Lo scopo del regime era quello di recuperare il lustro della Roma di età imperiale, ma esaltarla in veste “fascista”. Ecco perché il maggiore simbolo di epoca romana, il Colosseo, si rielaborò in veste tutta fascista. I lavori incominciarono nel 1937 e il materiale usato fu il travertino (il materiale prediletto dell’epoca fascista). L’edificio è a forma di parallelepipedo e presenta ancora una famosa citazione del Duce del 1935: un popolo di poeti di artisti di eroi di Santi di pensatori di scienziati di navigatori di trasmigratori.

Il Colosseo Quadrato, esempio di architettura fascista a Roma

Nelle arcate del Colosseo Quadrato c’è un deciso omaggio a Mussolini, poiché c’è l’alternanza di 6 colonne e 9 righe, 6 come le lettere del nome del Duce (B-E-N-I-T-O) e 9 come le lettere del suo cognome (M-U-S-S-O-L-I-N-I). Da inserire nella lista dei monumenti fascisti c’è anche il Parco centrale dell’EUR. Se vi state chiedendo se un parco può essere fascista, la risposta è sì. Doveva ospitare il Palazzo dell’Acqua e della Luce che però non si realizzò mai.

Il terzo esempio di architettura fascista è il Museo della civiltà romana, situato sempre nel quartiere EUR e voluto da Benito Mussolini nel 1939. Lo scopo era quello di celebrare il regime e di collegare in maniera diretta l’arte romana imperiale e l’arte fascista. A causa dello scoppio della Conflitto Mondiale fu aperto solo nel 1952 come vero e proprio museo. Attualmente è chiuso per lavori di riqualificazione. Dovrebbe aprire a metà 2021.

Altri esempi di architettura fascista

C’è poi il Foro Italico a Roma, noto come Foro Mussolini, inaugurato nel 1932, ma completato solo nel 1968 e comprendente tanti centri sportivi come campi da tennis, stadi e piscine. Famoso l’obelisco all’ingresso con la scritta ancora visibile “DVX MUSSOLINI“. Lo scopo del foro era l’esaltazione del fisico scultoreo e ben curato, uno dei cardini dell’ideologia fascista.

Anche la Torre Balilla è un esempio di architettura fascista, anche se fu voluta dal senatore Edoardo Agnelli nel 1933 per ospitare i figli dei dipendenti FIAT durante le vacanze estive.

Nel 1938, sempre per volere del Duce, si realizzarono il Palazzo dei Congressi e il Palazzo degli Uffici (quest’ultimo durante l’occupazione nazista fu tramutato in infermeria).

Nella lista di esempi di architettura fascista non possiamo non includere la Chiesa di San Pietro e Paolo, i cui lavori iniziarono nel 1939. Si tratta della seconda chiesa più alta della città. Un esempio di architettura fascista fuori dalla capitale è il Palazzo di Giustizia di Milano costruito tra il 1931 e il 1940 dall’architetto Marcello Piacentini, rivestito esternamente in marmo e internamente invece decorato con mosaici, affreschi e altorilievi a tema giustizia ispirati alla tradizione dell’arte romana.

Architettura Fascista: Caratteristiche

Il fascismo ha saputo combinare le tendenze più moderne della tempo con la sua predilezione per l’arte imperiale romana. A differenza dell’arte degli altri regimi totalitari (nazista e comunista), lo stile “mussoliniano” si focalizza sulla ripresa del classicismo ma senza megalomania e utilizza (almeno per le parti visibili delle architetture) materiali nobili come il travertino e il marmo.

Molti architetti attivi durante il Ventennio fascista realizzarono opere fortemente moderniste (Casa del Fascio a Como, Complesso Romano del Dopolavoro in via Porta Portese) che sarebbero senza dubbio state censurate in Russa e in Germania e bandite come arte degenerata. Due sono le tendenze artistiche del ventennio fascista che si riflettono nell’architettura:

  • il razionalismo funzionalista
  • il classicismo neo-romano

Architettura Fascista e Stile Littorio

Per Stile Littorio si intende un linguaggio architettonico sviluppatosi in Italia negli anni ’30 del Novecento. L’architettura doveva essere esemplare e dogmatica ed esprimere in maniera decisa la grandezza del Duce e del regime fascista. Si tratta di uno stile semplificato che guarda e recupera in maniera insistente l’arte imperiale romana. Il nome stile littorio si ispira ai fasci littori simboli del regime fascista. Il primo utilizzo di questo termine si fa riferire a Saverio Palozzi nel 1934, in riferimento alla sede nazionale del Partito Nazionale Fascista.

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