aldo rossi

Aldo Rossi: Biografia, Opere e Pensiero dell’archistar

Aldo Rossi, uno dei più grandi e famosi architetti, teorici dell’architettura e accademici italiani. Nato a Milano nel 1931, Rossi ha senza dubbio segnato la storia e la letteratura architettonica moderna. Non a caso, nel 1990 per la prima volta, il Premio Pritzker si assegnò proprio a lui, un architetto italiano. Ogni sua opera è tutt’oggi caratterizzata da un design inconfondibile, desideroso di avvicinare i canoni dell’architettura moderna alla popolazione comune. La caffettiera La Cupola di Alessi è un perfetto esempio e riassunto del pensiero di questo architetto. L’obiettivo era proprio onorare un’azione così nobile e significativa per la cultura italiana come il prendere un caffè.

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Dalle realizzazioni più piccole a quelle più imponenti, anche una delle sue opere più importanti, L’architettura della città del 1966, risulta tutt’oggi molto attuale. Analizzato ancora dagli studenti di architettura come pietra miliare del panorama moderno, Rossi ha contribuito alla consapevolezza sull’importanza dello studio della città, non solo negli aspetti economici e politici ma anche in quelli architettonici. Vediamo ora una panoramica sulla vita e sulle peculiarità di questo artista, tra gli architetti famosi più conosciuti d’Italia.

Curiosità

Ho sempre visto l’architettura tra due grandi confini: da una parte il suo modo di realizzarsi (nella rappresentazione e nella costruzione – la tecnica -), e dall’altra il suo riferirsi alla città, come fondamento dell’architettura. Per questo considero schizzi e disegni in modo molto serio, anche e specialmente quando cercano di spiegare meglio il significato di una determinata opera.

Aldo Rossi

Aldo Rossi: Biografia

Rossi nasce il 3 Maggio 1931 a Milano ma trascorre i primi anni della sua vita a Como, frequentando le scuole di Lecco. Questo perchè la sua famiglia si era trasferita lì per sfuggire all’imminente conflitto bellico. Tornerà poi a Milano nel 1949, iscrivendosi alla facoltà di architettura del Politecnico di Milano. Questo luogo gli riserva incontri preziosi, tra cui quello con Ernesto Nathan Rogers, che lo avvia alla collaborazione con la rivista “Casabella”, come altri grandi architetti quali Vico Magistretti.

scalo farini aldo rossi

Laureatosi al Politecnico di Milano nel 1959, la carriera professionale di Rossi inizia ancor prima del termine degli studi. Questo grazie al sui apprendistato negli studi di Ignazio Gardella e Marco Zanuso. Grazie a questa esperienza, partecipa alla redazione della rivista “Società” e “Il Contemporaneo”. Nel 1963 inizia anche l’attività didattica. Prima è assistente di Ludovico Quaroni (1963) presso la scuola di urbanistica di Arezzo e, successivamente, di Carlo Aymonino all’Istituto di Architettura di Venezia.

Proprio in questi anni, subito dopo la laurea, avviene la prima partecipazione alla Triennale di Milano. Qui presenta ristrutturazione parziale dello Scalo Farini. Nel 1965 viene nominato professore al Politecnico di Milano e l’anno seguente, nel 1966, pubblica “L’architettura della città”, presto diventato un classico della letteratura architettonica. All’interno di questo saggio, Rossi parla di morfologia urbana per far comprendere il suo pensiero progettuale.

Attività professionale e accademica

L’attività professionale di Rossi, inizialmente dedita alla teoria architettonica e a piccoli interventi edilizi, ebbe un notevole salto di qualità quando Carlo Aymonino gli affida la realizzazione di parte del complesso Monte Amiata nel quartiere Gallaratese a Milano, nel 1971. L’edificio fa parte di un più vasto complesso residenziale ed è composto da un corpo di fabbrica lungo 182 metri e profondo 12 metri. Il piano terra porticato si trova su due livelli collegati da una scala, il portico e il ballatoio riprendono una tipica tradizione residenziale rurale.

La parte sopraelevata presenta le stesse caratteristiche, solo che sul portico si affacciano negozi o spazi per le attività commerciali. Si nota subito come l’intervento sia ispirato al razionalismo in architettura, con le sue linee pulite e il cemento armato a vista. Oltre a questo, si osserva la volontà di integrare in un complesso residenziale di tali dimensioni, sia la funzione abitativa che i servizi all’abitare, non sempre ottenendo i risultati sperati.

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Oltre alle collaborazioni con numerose università internazionali e i diversi progetti di questi anni, come l’ampliamento del cimitero di San Cataldo a Modena e la realizzazione a stampa della Città analoga, Rossi partecipa anche alle Biennali di Venezia. Nel 1978, firma il “Teatrino Scientifico”, un piccolo padiglione galleggiante che ospita un palco a scena mobile, una sorta di macchina per esperimenti architettonici. Dopo l’inizio del progetto della Cappella Molteni al Cimitero di Giussano, diviene art director delle aziende di mobili dei Molteni e qui realizza i primi progetti di design. Il premio Pritzker del 1990 è coronazione di una carriera brillante, conclusa all’improvviso nel 1997 a causa di un incidente stradale. Rossi scompare prima di vedere conclusa la sua ultima grande opera: la ricostruzione del Teatro “La Fenice” di Venezia, distrutto da un incendio doloso nel 1996.

Aldo Rossi: Opere

Il fatto di trasformare, deformare, collocare il progetto in luoghi e situazioni diverse, appartiene piuttosto a una volontà sperimentale, una specie di verifica dell’opera da differenti esempi e immaginabili punti di vista, che a una astrazione.

Con queste parole, Aldo Rossi riesce a spiegarci la natura della maggior parte delle sue opere e dei suoi progetti. Nonostante l’improvvisa scomparsa, sono numerose le opere che costellano la carriera di questo artista. All’interno del grande panorama dell’architettura moderna, senza ombra di dubbio il contributo di Rossi rientra a far parte del razionalismo. È giusto però parlare del fondamento di principi logici per un nuovo razionalismo, volto a superare il funzionalismo proiettandosi verso valori di riferimento di tipo narrativo e poetico. La caratteristica di questa archistar è proprio quella di raccontare se stesso attraverso i propri progetti, dando vita a una architettura di difficile imitazione.

Cappella Molteni

cappella molteni aldo rossiCome abbiamo già sottolineato, Aldo Rossi diventa art director delle aziende di mobili gestite dalla famiglia Molteni. Questa occasione diventa per Rossi anche l’opportunità di incontrare nuovamente un amico, Luca Meda, che lo coinvolgerà nei suoi primi progetti, poi parte della storia del design. La cappella Molteni costituisce uno dei primi risultati del lungo percorso di collaborazione intrapreso negli anni 80 da Rossi con la famiglia Molteni, proprietaria dell’omonima azienda di mobili con sede a Giussano.

Questo esempio di architettura religiosa e rituale viene completato nel 1987. La struttura è sviluppata su due livelli, distinti anche per funzione.l’intero volume poggia su un basamento in cemento avvolto da lastre in pietra serena. Il piano interrato accoglie i loculi, rivestiti in marmo azul de Bahia, Mentre il livello superiore ospita la cappella di commemorazione.questa parte è caratterizzata da una preziosa riproduzione lignea della Porta dei Borsari di Verona.

Scuola Elementare De Amicis

Tra il 1969 e il 1971 Rossi si impegna nel progetto di ampliamento e restauro di una piccola scuola elementare. Costruita nei primi anni del 1900 a Broni, vicino Pavia, fu poi necessario rivedere la costruzione e modificarla per adattarla alle esigenze del luogo. All’interno della scuola, Rossi si occupa di realizzare una scala d’accesso, nuove aule all’interno della corte e un portico.

L’obiettivo non era quello di modificare interamente la costruzione ma solo in parte. L’architetto parla infatti di dialettica tra il vecchio e il nuovo, realizzata attraverso l’aggiunta di pilastri nella corte che producono un effetto di accelerazione dello spazio. Vengono però lasciati i resti dell’intonaco della vecchia facciata. La struttura rimane semplice e particolarmente luminosa, trattandosi di una scuola. Forme squadrate e il grande utilizzo di cemento mantengono alcune delle caratteristiche tipiche del razionalismo.

Teatro del Mondo

Altro intervento degno di nota, nella vasta produzione di Rossi, è il Teatro del Mondo. Inaugurato a Venezia nel 1979, questa struttura a carattere temporaneo, progettata per la Biennale di Venezia del 1980, è stata e continua ad essere uno dei progetti più suggestivi di Rossi. L’edificio, assemblato in un bacino di Fusina e successivamente rimorchiato a Venezia, era costituito da una struttura portante in acciaio rivestita da un tavolato in legno, per un’altezza complessiva di 25 metri. Internamente lo spazio era allestito con un palcoscenico centrale mentre il pubblico disposto ai lati o nelle gallerie al piano superiore. Smontato nel 1981, il Teatro del Mondo è stato poi ricostruito nel 2004 a Genova come una delle installazioni delle celebrazioni di “Genova Capitale Europea della Cultura”.

teatro del mondo rossi

Quartiere Shützenstrasse

Un’altra tra le realizzazioni più famose di Rossi fuori dal territorio nazionale è il Quartiere Shützenstrasse a Berlino terminato nel 1998. Il progetto occupa l’intero isolato di circa 70.000 mq, delimitato appunto dalla Schützenstraße, la Charlottenstraße, la Zimmerstraße e la Markgrafenstraße. Si trova a pochi metri dal famoso Checkpoint Charlie, in una zona duramente bombardata durante la Seconda Guerra Mondiale e successivamente attraversata dal Muro.

L’isolato è composto da una serie di dodici edifici esteticamente molto diversi tra loro, che si  sviluppano attorno ad una serie di quattro corti interne pedonali, anch’esse dal carattere eterogeneo che prendono spunto dai tipici “Hof” berlinesi; vi è quindi la chiara volontà dell’architetto di riproporre in questo progetto una stratificazione temporale del quartiere stesso. I linguaggi architettonici utilizzati riprendono ovviamente quelli della tradizione e degli edifici preesistenti nella zona, attingendo allo stesso tempo vari elementi anche da linguaggi architettonici europei. Come nel caso del tributo all’architettura rinascimentale italiana data dalla piccola facciata di uno degli edifici sulla Schützenstraße.

Complesso Uffici Disney Development Company

Sempre parlando di progetti realizzati da Rossi a livello internazionale, ritroviamo il complesso degli uffici Disney Development Company ad Orlando. Realizzato insieme a Morris Adjmi, la richiesta della Disney era quella di creare edifici al di fuori dei confini di DisneyWorld. Lo scopo funzionale era ospitare gli uffici centrali, in una costruzione articolata in tre edifici principali con diverse fasi di costruzione.

Il punto di partenza del progetto è la piazza, a metà tra gli spazi centrali. L’ispirazione per Aldo Rossi e naturalmente alla sua madrepatria, quindi anche nella realizzazione della piazza prende spunto da città di fondazione americana ma anche dalla piazza dei Miracoli a Pisa. L’edificio principale ospita il quartiere generale della DDC, con una struttura di dieci piani caratterizzata da una facciata solcata da tre grandiosi pilastri, e un altro blocco di sei piani, vicino ad esso, con torre centrale d’accesso.

disney aldo rossi

La seconda fase di costruzione prevedeva invece la realizzazione dell’edificio di quattro piani, di fronte al quartier generale, che chiude la piazza. Sulla superficie di quest’ultima, trattata a prato, viene infine collocata una torre circolare.

Aldo Rossi: Pensiero dell’archistar

Per comprendere davvero l’idea e il pensiero di questo architetto poliedrico è necessario analizzare le sue parole e i suoi scritti. Prima di tutto, è importante precisare che quella di Rossi è un’architettura profondamente autobiografica, dunque volta a raccontare il suo autore attraverso forme e strutture. Anche per questo motivo, ad oggi risulta impossibile imitare le opere di questo architetto come quelle di molti altri. Le sue creazioni e i suoi progetti diventano racconti di ricordi, di incontri e di emozioni: secondo Rossi, è sbagliato considerare monumenti e costruzioni come essere inanimati. Ogni cosa è dotata di un’anima che vuole trasmettere un messaggio a chi osserva.

aldo rossi

All’interno della sua idea, svolge un ruolo di fondamentale importanza anche l’elemento soggettivo infatti. Lo stile classico e razionalista viene ripreso all’interno delle sue opere, senza però mai imitarlo. Il contesto cittadino in cui l’opera viene realizzata deve avere un ruolo predominante. Le forme semplici e lineari che possiamo ritrovare come denominatore comune nei suoi progetti, portano a realizzare progetti dallo stile semplice ma originale. Non è possibile razionalizzare ogni aspetto della realtà, importante è anche distaccarsi dai canoni del tempo. Il mondo esterno viene visto attraverso i suoi occhi.

Aldo Rossi: curiosità

Vediamo alcune curiosità sulla storia di questo architetto.

  • Nonostante il contributo regalato da Rossi all’architettura moderna, non tutti lo hanno sempre ritenuto tale di un compito tanto arduo. Come ricordava Aldo stesso, durante la sua carriera universitaria un professore cercava sempre di dissuaderlo dal proseguire gli studi di architettura. Non fare l’architetto, disegni come un muratore! Credeva infatti che i suoi disegni fossero troppo simili a quelli di un capomastro di un cantiere. Nonostante tutto, Rossi raccontava che questa affermazione lo riempiva di gioia e, di certo, non lo fece desistere.
  • Non solo architettura. Come abbiamo già accennato, la lunga collaborazione con la famiglia Molteni gli permetterà di perfezionare anche la tecnica di Design. Anche Alessi gli ha permesso di creare progetti al di fuori dell’architettura. Alcuni dei prodotti, poi divenuti oggetti iconici, sono per esempio la caffettiera La Conica, oppure la poltrona Parigi e la caffettiera La Cupola.

aldo rossi caffettiera

  • Riprendendo un po’ alcune delle correnti dell’arte moderna, come nel caso del preromanticismo, inquietudine e tristezza erano due caratteristiche che rappresentavano Rossi. Nonostante questo, attraverso le sue creazioni cercava di creare una nuova prospettiva verso il futuro.
  • Sempre pronto a sperimentare, è impossibile inserire questo architetto all’interno di una corrente specifica.

Arch. Elena Valori

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