social Housing

Social Housing: Cos’è? Normativa e Esempi Italia e Europa

Secondo un’indagine condotta dall’EIRE (Expo Italia Real Estate), il fenomeno del social housing va espandendosi a macchia d’olio su tutto il territorio italiano. In risposta alle esigenze della crescente “rent generation”, ovvero di quei oltre 7 milioni di giovani dai 18 ai 34 anni che, non potendo comprare casa, restano nell’abitazione familiare o spendono una media di 6/700 euro per affittare un monolocale nella periferia di una grande città. La stessa condizione di disagio è vissuta dalle famiglie monoparentali, dai single e dagli anziani. Un’immensa “fascia grigia” quindi che non ha la possibilità di acquistare una casa sul mercato, ma nemmeno il diritto di accedere all’edilizia popolare in quanto non “sufficientemente povera”.

Social Housing cos’è

Il termine inglese social housing viene tradotto in italiano come “Edilizia residenziale sociale” o “edilizia sociale”. Si tratta di una tipologia di intervento immobiliare ed urbanistico che aspira a risolvere con un unico progetto più problematiche. Con la social housing si vuole aiutare concretamente una fetta di popolazione a basso reddito con progetti ad hoc che considerano diversi fattori:

  • Emergenza abitativa
  • Efficienza energetica (permettendo l’accesso ad alloggi ad alta efficienza energetica, sia dati in affitto che in acquisto con prezzi agevolati)
  • Presenza di spazi condivisi ed aperti alla città in modo da agevolare l’integrazione sociale

Si tratta di un fenomeno che si colloca a metà tra l’edilizia popolare e le proprietà private vendute o affittate a prezzo di mercato. L’obbiettivo principale di questa edilizia sociale è fornire alloggi con buoni o ottimi standard di qualità, a canone calmierato. Inoltre, il social housing è caratterizzato da progetti di tipo sociale che hanno lo scopo di far nascere comunità e sviluppare l’integrazione. Come ad esempio l’utilizzo di spazi e servizi comuni tra gli abitanti. Il social housing si rivolge a famiglie o coppie del ceto medio, che non possono permettersi una casa a prezzo di mercato, ma che hanno un reddito troppo alto per accedere all’edilizia popolare.

A chi si rivolge il social housing

Il social housing si rivolge a famiglie e coppie del ceto medio che non possono permettersi una casa a prezzo di mercato, ma allo stesso tempo hanno un reddito troppo alto per avere accesso all’edilizia popolare. In linea di massima i destinatari possono essere divisi in macro-categorie:

  • Giovani coppie
  • Nuclei familiari a basso reddito
  • Persone anziane in condizioni economiche disagiate
  • Studenti maggiorenni fuori sede

Social housing: come funziona?

Attraverso il social housing vengono assegnate case in affitto agli aventi diritto per un periodo di normale locazione residenziale (4 anni+4 anni). È importante non confondere il social housing con l’edilizia popolare dal momento che si tratta di due situazioni differenti. L’edilizia popolare porta all’assegnazione delle case popolari a una fetta di popolazione con reddito basso o nullo. Inoltre, non tiene conto del principio di sostenibilità abitativa. Gli appartamenti di social housing, invece, vengono assegnati a persone con reddito più alto ai quali non spetterebbe una casa popolare. Inoltre, presentano come presupposto il principio di sostenibilità abitativa sia in forma di collettività (spazi condivisi, aree verdi) sia in forma di efficienza energetica (costruzione di edifici secondo i principi della bio-architettura).

Social Housing: Normativa

Per accedere a un appartamento di questo genere è necessario avere un Isee che non sia nullo né troppo basso, o in altri termini bisogna avere un Isee troppo elevato per accedere alle case popolari. Indicativamente stiamo parlando di un Isee/erp superiore ai 15.000 euro annui, ma comunque non sufficientemente alto per trovare un immobile di buon mercato. È impossibile stabilire dei requisiti di reddito fissi dal momento che il mercato immobiliare è variabile. La soglia massima di reddito accettabile, secondo l’attuale mercato immobiliare, si attesta intorno ai 25.000/30.000 euro annui.

  • Il contratto di locazione è quello standard di lungo termine (4+4).
  • Gli affitti mensili variano a seconda dell’ubicazione e della tipologia di appartamento ed oscillano dai 3 euro a mq per le periferie del Sud Italia (isole comprese) e i piccoli centri urbani ai 4-5 euro a mq per le periferie dei centri urbani di medie dimensioni fino ai 6-7 euro a mq per appartamenti centrali o comunque posti nelle grandi metropoli.
  • Per affittare un bilocale di 70 mq di recente costruzione e realizzato secondo i principi della sostenibilità, della bio-architettura e dell’efficienza energetica, il canone di locazione oscilla, a seconda della zona, dai 250 euro ai 500 euro mensili.
  • Confrontando 16 progetti di social housing, il canone di locazione medio minimo è intorno ai 74,40 euro/mq l’anno, mentre il canone medio massimo arriva a 80,41 euro/mq l’anno. Sono cifre che in grande metropoli appaiono competitive, ma non si può dire lo stesso dei piccoli centri di provincia.

Social housing: Esempi in Italia e Europa

L’EIRE ha individuato ben 157 progetti di social housing sul suolo italiano, localizzati in Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Liguria, Marche, Molise, Campania, Piemonte, Toscana, Trentino Alto Adige, Abruzzo e Veneto. La più alta concentrazione si registra in Lombardia (32,%), seguita dall’Umbria (17,7%) e dal Piemonte (11,4%). Il modello vincente di social housing al momento è Milano (le altre grandi metropoli non reggono il confronto). Il costo medio di costruzione di una social housing ammonta intorno ai 600 euro a mq. Nel caso in cui ci siano dettagli particolari nelle abitazioni (finezze estetiche quali ampi balconi, servizi) il costo sale ai 1000 euro circa.

Social housing Milano

Il problema del disagio abitativo in Italia e in particolare in una grande città come Milano è un tasto dolente. Con la crisi economica e il picco della disoccupazione è aumentato anche a Milano  il numero delle persone che non possono permettere un’abitazione a buon mercato, ma che non hanno nemmeno diritto alle case popolari.

  • Il primo esperimento di social housing a Milano fu il Quartiere Solari. Il progetto era all’avanguardia sia per la dotazione standard degli appartamenti sia per la filosofia dell’architetto  Broglio che per incentivare le attività aggregative costruì insieme ai nuclei abitativi anche zona lavanderia, docce maschili e femminili, biblioteca, sala riunioni, area di ritrovo e allattamento, campo bocce.
  • Agli anni ’60 risale il progetto del Quartiere Ponti, realizzato da Albini, Palanti e Camus dell’Istituto Fascista Case Popolari.
  • Attualissimo è invece il progetto Cenni di Cambiamento che è anche il più grande edificio residenziale in Europa costruito con un sistema di strutture portanti in legno. Offre 122 alloggi a prezzi accessibili, oltre a scuola, carsharing, attività ricreative, orto
  • Un altro esempio di social housing è Borgo Sostenibile, a ovest di Milano: elevati standard architettonici ed energetici, spazi pubblici verdi, negozi ed aree per bambini.

Social Housing Bolzano

Il progetto del Social Housing “CasaNova” a Bolzano nasce da un concorso bandito dall’Istituto per l’Edilizia Sociale della Provincia di Bolzano (IPES). Il concorso era sulla base di un Piano di Attuazione per l’espansione residenziale. In modo tale da far fronte al fabbisogno di edilizia sociale attraverso un modello insediativo di eccellenza, riconoscibile nel contesto periferico.

Social Housing CasaNova Bolzano planimetria

Il Piano prevedeva, nella periferia ovest di Bolzano ai piedi del castello Firmiano, la creazione di un insieme di isolati, così detti “castelli”, costituiti da 3-4 edifici disposti intorno ad una corte aperta alberata. L’edificio del lotto EA2 ultimato nel 2012 fu progettato dallo studio CDM Architetti Associati. Lo studio partì dai numerosi vincoli derivanti dal Piano. Essi accentuarono l’unitarietà del lotto lavorando sul concetto di isolato, letto non più come una serie di edifici posati su una piastra attorno alla corte centrale ma come un unico grande “elemento architettonico” nel quale effettuano operazioni di “sottrazione”.

CDM Architetti Casanova sezione

La volontà di accentuare l’unitarietà dell’intervento genera un unico registro compositivo di facciata all’interno nel quale introdurre le diverse aperture. Questa soluzione consente di avere ritmi di finestre diverse, alloggio per alloggio. Oltre alla possibilità di introdurre elementi di eccezione in corrispondenza di specifiche situazioni planimetriche, mantenendo comunque omogeneità su tutti i prospetti. L’edificio, certificato in classe energetica CasaClima A, è interamente rivestito in pannelli di cemento fibro-rinforzato (GRC). A livello impiantistico sono stati adottati accorgimenti per la riduzione del consumo di energia quali:

  • teleriscaldamento
  • pompe di calore geotermiche
  • riscaldamento e raffrescamento a pannelli radianti
  •  sistema di ventilazione controllata con recupero termico
  • recupero delle acque piovane in serbatoi per l’ irrigazione

Particolare cura è stata posta anche nella coibentazione delle pareti, dove è stato utilizzato il sistema di isolamento a cappotto esterno.

Social housing a Marina di Ragusa

In un’area di nuova edificazione sulla collina che domina Marina di Ragusa sorge A2M, un progetto di notevole ambizione. Propone un complesso di social housing pubblica che antepone la ricerca delle migliori condizioni di comfort ambientale e qualità dello spazio domestico alle ragioni degli indici di fabbricabilità e del mercato immobiliare. Ciò comporta massimo volume costruito per minimo costo di costruzione. La sfida consisteva nella ricerca di:

  • miglior soleggiamento
  • vista panoramica
  • differenziazione delle unità
  • estenzione dei giardini e degli spazi aperti privati

Questo progetto di social housing, sviluppato dal giovane architetto siciliano Nunzio Gabriele Sciveres e ultimato nel 2011, è l’esempio di come si possono rispettare principi di qualità e confort anche in un regime di costi controllati.

Social housing A2M Marina di Ragusa

Il vincolo della casa a schiera, 25 case su 16.000 mq è stato risolto dal progettista che ha superato i problemi di questa tipologia (privacy limitata in giardino, fronti costruiti troppo compatti, riduzione del numero di unità con vista sul mare,etc.) facendola diventare un’opportunità.

Disposizione

La disposizione delle unità con il lato lungo verso il mare, tipologicamente invertita rispetto a quella tradizionale ha permesso di risolvere le esigenze di:

  • maggior soleggiamento
  • ventilazione naturale
  • ampliamento della vista verso il mare
  • maggiore privacy degli spazi privati esterni

Il risultato finale è un sistema a schiera slittata, in cui le 25 unità sono aggregate in 6 fasce, profonde ognuna 5 metri. Esse orientate secondo la direzione est-ovest, nelle quali si alternano volumi edificati e spazi aperti; le unità abitative sono servite da un percorso carrabile ad anello. L’architetto ha elaborato inoltre 10 tipologie differenziate per forma e articolazione, eliminando in questo modo l’uniformità tipica delle abitazioni a schiera. Le 25 unità sono inoltre diversamente incastrate tra loro, hanno varie altezze e sono alternate da pergole e aree pavimentate, che diventano ulteriori elementi di discontinuità.

Per mantenere l’intervento di social housing all’interno del budget limitato, l’architetto ha optato per una struttura intelaiata puntiforme in calcestruzzo armato con una tamponatura in muratura. Per migliorare l’isolamento si è optato per piccole bucature isolate con un sistema a cappotto. Le coperture piane sono state realizzate con un doppio solaio in cls ed elementi prefabbricati in terracotta che creano un’intercapedine. In conclusione possiamo dire che le tecniche classiche impiegate nelle abitazioni mediterranee sono state reinventate, mantenendo il basso costo.

Social Housing Firenze

Come è accaduto per molti altri edifici del centro storico di Firenze, il complesso quattrocentesco denominato Le Murate, monastero di clausura delle monache murate da cui prende il nome fu poi adibito a carcere per circa cento anni, dal 1883 al 1985. Il progetto di recupero urbano di quest’area risponde alla grande sfida di rispettare il valore storico e architettonico del complesso di età medievale. Trasformandolo però in un pezzo integrato della città, in modo tale da proporre una nuova complessità e ricchezza dello spazio urbano.

Renzo Piano Le Murate Firenze vista aerea

Il progetto, redatto nel 1998 dal Comune di Firenze su concept di Renzo Piano e completato nel 2009, prevede un ampio mix di funzioni:

  • pubblico
  • commerciale
  • artigianale
  • socio-culturale al piano terra
  • uffici e residenze sociali ai piani superiori

L’operazione di recupero e riqualificazione urbana che coinvolgono non soltanto il quartiere Santa Croce ma l’intero centro storico fiorentino, sono stati riconosciuti degni di finanziamento da parte dell’Unione Europea. Il progetto è inserito all’interno del “Reprise” per lo scambio di esperienze sul recupero di penitenziari storici dismessi.

Il complesso

Data la notevole estensione del complesso, l’intervento di social housing è stato scaglionato in diverse fasi:

  • un primo lotto conclusosi nel marzo del 2003 ha visto la realizzazione di 33 alloggi di edilizia sociale, spazi di connessione con il tessuto urbano e una grande piazza che permette l’espansione all’interno del lotto dei due assi viari che lambiscono il complesso;
  • un secondo lotto, conclusosi nel 2006, ha previsto la ristrutturazione di ulteriori quattro edifici contigui a quelli già recuperati, realizzando 34 nuovi alloggi, servizi, uffici, spazi sociali, portici pubblici, una seconda piazza interna e una nuova strada pedonale;
  • un terzo lotto, infine, terminato nel 2009, ha visto la realizzazione di ulteriori 6 alloggi oltre al recupero e la rifunzionalizzazione di altri spazi pubblici di connessione.

Le Murate Firenze ingresso
Le dimensioni degli alloggi realizzati variano dai 45 ai 95 mq, con la possibilità di essere assegnati a differenti tipologie di nuclei familiari. I ballatoi di ingresso alle celle sono diventati spazi semi-privati dove i vicini si incontrano, mentre al piano terra questo spazio aperto è diventato strada pedonale di collegamento delle due strade esterne al lotto.

Per dotare gli alloggi di balconi sono state realizzate delle strutture in acciaio sulle quali sono imperniati file di balconi a tutti i livelli. Grazie a questi elementi è stato inoltre possibile rompere la partitura omogenea della trama medievale in pietra dell’involucro esterno che affaccia sulla piazza principale. Nella parte posteriore dell’edificio destinato agli alloggi, prospiciente alla piazza con i servizi. Alcuni alloggi sono stati dotati di bow-windows realizzati con cerchiature metalliche su cui sono montati infissi in alluminio a taglio termico con persiane metalliche di oscuramento.

Bow windows

La corretta realizzazione ed il successo dell’intervento di recupero è dovuta anche alla collaborazione, attuata sin dalle prime fasi del progetto di social housing.

Social Housing alle porte di Parigi

Nel 2010 allo studio di architettura Atelier du Pont è stato affidato il progetto di 34 unità abitative da inserire in un’area delimitata da un liceo, da una scuola e da abitazioni di periferia. Il progetto è stato ideato per avenue Henri Barbusse a Bondy, Comune situato nella regione dell‘Île-de-France. In questo caso, la sfida per la social organisation Immobilière3F era controllare il costo di costruzione in modo tale da trasferire 34 famiglie vicino al loro vecchio quartiere. Ma in uno scenario di abitazioni totalmente rinnovato.

Social Housing Parigi planimetria       Social Housing Parigi sezione

L’edificio è composto da 3 piani fuori terra, più  il sottotetto. La forma a ferro di cavallo del complesso edilizio forme una corte al centro, che permette l’affaccio degli alloggi su uno spazio verde tranquillo. Il progetto si social housing deve la sua immagine che ricorda una “grande casa” in gran parte al suo doppio tetto spiovente, che riecheggia lo stile imposto dalla architettura suburbana.

Dal carattere urbano e user-friendly allo stesso tempo, l’edificio sottolinea il suo orientamento bidirezionale. Sia verso la corte che sulla strada, distinguendo questo doppio affaccio attraverso un rivestimento differente. In cotto bianco sul fronte strada e sui prospetti esterni, che si pone in netto contrasto con il rivestimento in legno che caratterizza il fronte interno che affaccia sulla corte.    Social Housing Parigi planimetria corte

Distribuzione interna

Nella distribuzione interna è evidente il desiderio di abbandonare la classica conformazione delle abitazioni in linea. Vengono sviluppati quattro vani scala e ciò comporta che solo due appartamenti possono essere posizionati su ogni pianerottolo. Si sottolinea così la “piccola unità abitativa”. Da evidenziare anche la scelta della tipologia della scala a chiocciola, in netto contrasto con le tipologie tipicamente adoperati in edifici simili.

Tutte le unità abitative sono disposte perpendicolarmente rispetto all’asse del fabbricato, e godono dell’affaccio sulla corte. Tutte le camere e, in particolare tutti i bagni (tranne uno), sono dotati di illuminazione e ventilazione naturalmente. Gli ingressi sono progettati in modo tale da essere facilmente convertiti in piccoli uffici, così da offrire maggiore flessibilità. Per ciascuna abitazione vi sono ampi spazi esterni (balconi o terrazze panoramiche), in una disposizione a scacchiera per prevenire la fusione di ombre. I saloni sono illuminati da finestre scorrevoli che forniscono luce naturale.

Social Housing Parigi alloggio

La scelta di mantenere una forma semplice e abbastanza compatta, ha permesso di sottolineare la qualità dei materiali e il loro uso. L’isolamento esterno e una notevole fornitura di luce naturale fanno sì che l’edificio raggiunga molto facilmente la classificazione di “Very High Environmental Performance”. Che era l’obiettivo iniziale da perseguire già dalle prime fasi di concorso.

Social housing a due passi dal Centre Pompidou

Nel centro di Parigi, a pochi passi dal centro Pompidou, è situato un complesso di edifici realizzato fra il XVII ed il XX secolo, frutto di successive integrazioni. Ha ospitato un ampio ventaglio di destinazioni d’uso tra residenze private, atelier di artisti e spazi dedicati al workshop. Per questo complesso di edifici, localizzati all’interno del perimetro del Piano di Protezione e Ripristino di Les Marais (PSMV), lo studio di architettura Atelier du Pont ha progettato la ricostruzione ex novo del complesso. In modo da rispondere al contempo alla duplice richiesta di tutela e di rinnovamento del patrimonio edilizio esistente, rivisitandone allo stesso tempo il progetto in chiave organica ed unitaria.

Social housing Parigi Les Marais notturna

Il progetto, ultimato nell’estate 2015, prevedeva la realizzazione di un isolato che è quasi interamente destinato ad edilizia sociale residenziale. Con attività commerciali al piano terra, con strutture e componenti che rispecchiano il gusto del tempo, proponendo allo stesso tempo un design innovativo e tecnologico. E una struttura con basso impatto ambientale grazie ad accorgimenti che consentono alte prestazioni energetiche. Il volume esterno del complesso viene mantenuto, anche se al contempo viene realizzato un ampliamento che prevede la realizzazione di un nuovo edificio nella parte interna dell’isolato.

Social housing Parigi Les Marais piano terra    Les Marais sezione

La facciata realizzata in metallo traforato, permette sia la ventilazione naturale degli ambienti interni sia il riparo dall’eccessivo irraggiamento solare. Garantisce così un ambiente confortevole e gradevole grazie all’uso di materiali naturali e sostenibili, come il legno. L’intento del progetto era di andare oltre la visione classica del quartiere “Le Marais” come un museo. Ha proposto infatti la presenza di un’utenza mista, che richiamasse con la sua varietà di funzioni la storia del quartiere.

Social housing a L’Aia

Nel 2006 lo studio Atelier Kempe Thill fu incaricato di progettare un complesso di residenze sociali nel quartiere Moerwijk de L’Aia, Paesi Bassi. Il complesso era composto da 88 appartamenti e 27 abitazioni a schiera. Il progetto era il risultato di una procedura di negoziazione con la più grande società edilizia dei Paesi Bassi. Per il quartiere Moerwijk, con i tipici edifici residenziali anni Sessanta, le corporazioni della città concordarono la demolizione completa e ricostruzione di tutta la zona, conclusa nel 2014. La pianificazione del nuovo quartiere di Social Housing si basava sulla impossibilità di modificare la griglia della viabilità stradale.

Per questo motivo, il nuovo sviluppo aderisce quasi esattamente ai vecchi lotti di costruzione, ma con una differenza sostanziale. La profondità degli edifici è stata aumentata da 9 metri a circa 13 metri e una nuova commistione di appartamenti e abitazioni a schiera ha preso il posto dello sviluppo originale, composto esclusivamente da appartamenti. Gli appartamenti sono distribuiti sul limite dell’area a  formare una sorta di “confine urbano”. Mentre le abitazioni a schiera sono situate nella zona più interna della griglia di distribuzione.

Secondo l’analisi dell’Atelier Kempe Thill, per fornire l’adeguato spazio di parcheggio richiesto per il complesso residenziale, lo spazio tra i due edifici in linea che ospitano i vari appartamenti, sarebbe stato coperto completamente con posti auto. Considerando che costruire un parcheggio sotterraneo sarebbe stato antieconomico, in alternativa, i progettisti propongono di coprire lo spazio destinato ai parcheggi tramite una terrazza. Fruibile dai vari appartamenti come una zona comune.

Appartamenti

L’appartamento standard misura 95 mq, in cui l’ampio soggiorno gode della vista sul parco. Le due camere da letto affacciano sul lato interno in cui si trova il balcone di accesso. Questa conformazione ha permesso di progettare una facciata in vetro per tutti i soggiorni che abbraccia l’altezza completa del piano. Con 4,5 metri di larghezza a telaio fisso e una finestra da 2,5 metri di larghezza scorrevole.

L’aspetto esterno del complesso residenziale è definito dalla sottile tonalità “champagne” di tutti gli elementi costruttivi e dei profilati in alluminio della facciata esterna. L’intento era anche di creare un collegamento con l’atmosfera di altre zone residenziali de L’Aia. L’obiettivo è quello di dare al complesso residenziale di Social Housing un tocco raffinato e di rompere lo stereotipo che prevede che la costruzione di alloggi sociali non solo debba essere a buon mercato, ma anche con scarsa valenza estetica.

Social Housing a Göttingen

Recentemente è stato completato il quartiere nel sito della ex caserma Zieten-Kaserne a Göttingen, Germania, opera dello studio di architettura Sergio Pascolo. Il progetto nasce da un’iniziativa della società comunale di edilizia pubblica. Questa, con un programma che prevedeva la costruzione di 100 nuove abitazioni sociali, promuoveva l’incremento dell’offerta di alloggi a basso costo. Oltre la riqualificazione urbana del sito di una ex caserma al margine est della città.

Area di intervento

L’area di intervento si trova all’estrema periferia urbana, in posizione sopraelevata rispetto al centro storico. Sul declivio che porta verso il grande bosco che costituisce il polmone verde e ricreativo della città. Nel lotto stretto e allungato dell’area di progetto, sono stati disposti quattro corpi di fabbrica lungo la strada esistente. La scelta fondamentale per la definizione planivolumetrica è stata di definire i corpi edilizi come assemblaggio di abitazioni affiancate in un sistema di 13 edifici modulari. Questi ultimi aggregati a gruppi di 6,4 e di 3 moduli, ad eccezione di un unico volume di testa che conclude l’insediamento a nord.

Quartiere di edilizia sociale a Göttingen plani volumetrico

 

Il caratteristico disegno della copertura, in contrasto con l’effetto seriale degli edifici in linea, sottolinea l’identità delle singole abitazioni.  Facciata quartiere di edilizia sociale

Ogni corpo di fabbrica è costituito da un’aggregazione di abitazioni. A sua volta costituita da un sistema di 4 setti portanti in muratura ad interasse di 5,40 metri, in modo tale da formare 3 moduli abitativi serviti dal corpo scala centrale. I due moduli laterali definiscono l’alloggio base, mentre il modulo centrale permette di aggregare una o due stanze ad ogni singola abitazione. Questa modalità aggregativa permette di generare 5 tipologie diverse, da una a tre camere da letto, oltre ad un appartamento duplex con quattro camere nei due piani di copertura.

Edificio di testa

Di particolare rilevanza è l’edificio di testa, che ospita appartamenti dedicati a persone con disabilità. Con tutti i servizi per attività comuni, sale da pranzo e di ritrovo. Al piano terra si trovano varie attività commerciali e un ambulatorio medico a servizio di tutto il quartiere.

edificio di testaPer quanto riguarda l’efficienza energetica degli edifici, l’orientamento est-ovest dei fronti principali ha determinato il diverso trattamento delle facciate. Per cui il lato verso strada risulta chiuso e compatto, con aperture alte e strette. Il lato ovest è dotato di in sistema di logge che permette di avere una totale superficie vetrata protetta dal soleggiamento delle ore più calde. Inoltre tutti gli appartamenti sono dotati di un sistema di ventilazione controllata con recupero di calore ad alta efficienza. Con questo sistema è garantito uno scambio permanente dell’aria. Anche l’immagine esterna ha una doppia connotazione:

  • il fronte urbano sul lato strada è caratterizzato dall‘intonaco rosso che rimanda alla tonalità prevalente delle abitazioni del centro storico medioevale
  • sul lato ovest che affaccia sui giardini le logge sono in calcestruzzo chiaro, per riflettere al massimo la luce all’interno

Social Housing a Timberyard (Irlanda)

Il complesso residenziale “Timberyard” nacque in seguito alla decisione presa nel 2007 dal Dublin City Council. La decisione era di aprire un passaggio pedonale, il Coombe By-Pass, per collegare due strade cittadine: The Coombe e la Cork Street. L’obiettivo del Consiglio comunale della capitale irlandese era quello di riqualificare socialmente una enclave cittadina degradata attraverso un’operazione progettuale urbanistica. Il nuovo corridoio urbano aveva, infatti, lo scopo di rompere l’isolamento del quartiere Liberties  aprendo una “porta” sulla trafficata e commerciale Cork Street.

complesso Timberyard render

Scelte progettuali

Le scelte progettuali degli architetti Sheila O’Donnell e John Tuomey prevedevano di  “ricucire le ferite” lasciate in eredità dalle demolizioni effettuate. Il progetto era di  costruire “qualcosa di completamente nuovo che sembri essere stato presente all’interno dell’area già prima dell’intervento”.

complesso Timberyard planimetria

L’intenzione era quella di dare un’identità ben precisa al nuovo luogo urbano. Un posto “autonomo” ma anche “ponte” tra realtà cittadine diverse (il vecchio Liberties e la moderna strada veicolare veloce). L’obiettivo è stato conseguito realizzando un elemento collettivo all’interno del complesso edilizio. Un cortile aperto, affiancato al percorso pedonale. Non uno spazio privato recintato ma un luogo di socializzazione e con una forte impronta architettonica. Lateralmente sono stati posti due edifici residenziali, in modo da conferire una forma triangolare alla nuova piazzetta, con la punta rivolta verso la Cork Street.

Questi due edifici che compongono il complesso Timberyard (letteralmente “deposito di legname”, in omaggio alle origini storiche del sito) ospitano complessivamente 47 alloggi. L’edificio posto ad ovest della piazza è più piccolo ed è unito a preesistenze edilizie. L’edificio est ha una forma a semicorte. Il profilo laterale del plesso occidentale è discendente, da 6 a 3 piani fuori terra, con il fronte stretto più alto che s’affaccia sulla Cork Street. L’altro fabbricato, invece, presenta quote minori e occupa quasi tutto il fronte sulla strada principale.

Tipologie abitative

Le tipologie abitative sono progettate ad hoc secondo la situazione planimetrica. Questa varietà tipologica si esplicita attraverso l’uso di numerosi elementi architettonici come terrazze, logge aperte o con schermature, aperture a doppia altezza, bow window sporgenti. L’unico materiale edilizio adottato per la costruzione è il mattone. Sia per le facciate che per la pavimentazione, in modo tale da conferire unitarietà all’intervento. Questo materiale storicamente protagonista delle abitazioni dublinesi, lavorato con forme moderne e tagli netti, diventa l’anello di congiunzione fra memoria storica e contemporaneità.

Social housing in Slovenia

Il progetto “Honeycomb” realizzato nel 2006  dallo studio OFIS arhitekti, è il vincitore di un concorso convocato dallo “Slovenia Housing Fund”, un programma gestito dal governo che fornisce appartamenti a basso costo per le giovani famiglie. Questa proposta è risultata la migliore sia per questioni economiche, razionali e funzionali, e per la flessibilità degli alloggi. Si stima che la costruzione dell’edificio sia costato circa 600€ per metro quadro di superficie netta.

Honeycomb planimetria

I blocchi che compongo il complesso edilizio sono ubicati su una collina, con vista della baia di Izola da un lato e delle colline circostanti dall’altro. Dal momento che questi alloggi sono ubicati in un contesto Meditterraneo, ciascuno è dotato di uno spazio esterno e delle necessarie protezioni dall’eccessivo irraggiamento solare dei mesi estivi.

Social housing in Slovenia Honeycomb OFISLa texture esterna protegge il balcone e l’appartamento da occhi indiscreti, ma grazie alla sua semitrasparenza consente ai proprietari di godere la vista della baia. I pannelli laterali forati permettono il passaggio della brezza estiva per la ventilazione naturale dell’interno. I colori forti creano diverse atmosfere all’interno degli appartamenti, mente le “scatole” poste a lato di ogni balcone forniscono spazio per le unità di condizionamento.

honeycomb affacci

Il complesso è composto da 30 appartamenti di diverse dimensioni e strutture, che variano da monolocali a appartamenti con 3 camere da letto. Gli appartamenti sono di piccole dimensioni, con camere di dimensioni minime secondo gli standard sloveni. Non ci sono elementi strutturali all’interno degli appartamenti, fornendo in tal modo la possibilità di organizzare gli spazi nel modo estremamente flessibile. Grazie agli effetti d’ombra delle texture esterne, i piccoli ambienti diventano visivamente più grandi poiché l’ombra crea un effetto di prospettiva che collega parte degli esterni con l’interno.

Social housing in Slovenia interno

Questo edificio dalle forme stravaganti  risulta essere un ottimo compromesso fra economicità, funzionalità ed estetica.

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