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Impressionismo: Significato, Opere e Periodo Storico

Impressionismo, una nuova concezione dell’arte basata sull’impressione visiva. Quando pensiamo all’impressionismo, subito la nostra mente rimanda ai nomi di questi grandi maestri dell’arte pittorica. In un attimo, si dispiegano dinanzi ai nostri occhi le loro magnifiche, emozionanti, suggestive, coinvolgenti opere che arrivano dritte al cuore. Monet, Manet, Renoir, Degas, Sisley, Cézanne. Nato in Francia nella seconda metà dell’Ottocento, questo movimento artistico pittorico ha cambiato per sempre la nostra idea dell’arte e del mondo. 

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La terrazza a Sainte-Adresse (Jardin à Sainte-Adresse) – Claude Monet (1867) al Metropolitan Museum of Art di New York

Se nell’immaginario collettivo Parigi appare una città così romantica e dolcemente malinconica popolata di pittori intenti a dipingere la Senna, Notre Dame e i tramonti, molto probabilmente è anche grazie agli impressionisti. Ma chi erano davvero gli impressionisti e perché venivano chiamati così? Quale importante rivoluzione hanno portato nella storia dell’arte? Quali sono gli artisti e le opere più significative da ricordare? Vediamolo insieme!

Impressionismo, Significato

Perché restare chiusi a dipingere nel buio degli atelier? Perché porre un freno alla creatività immaginando un tramonto anziché andare fuori nel mondo reale a dipingerlo “dal vivo” cogliendo l’attimo e le incredibili sfumature dei colori del cielo? Perché obbedire alle ferree regole dell’Accademia?

Queste erano solo alcune delle domande che frullavano nella mente di un gruppo di giovani artisti nella scoppiettante Parigi della seconda metà dell’Ottocento. Una città festaiola, modaiola, viva, energica, un centro che pullulava di geni creativi incompresi e donne di malaffare. Prima di addentrarci nel vivo del racconto delle opere degli impressionisti e nella spiegazione del significato di questi capolavori artistici, viene spontaneo chiedersi: ma perché erano chiamati impressionisti?

Il termine impressionismo, in realtà, nacque in senso dispregiativo (sembra incredibile, ma è proprio così) ovvero dal giudizio poco lusinghiero di un noto critico d’arte dell’epoca, tale Louis Leroy, in merito all’opera di Claude Monet intitolata “Impression. Soleil Levant” (in foto) esposta nel 1874 nello studio del fotografo parigino Nadar, la celebre “prima mostra degli Impressionisti”. Nello specifico Leroy, recensendo l’opera di Monet, scrisse sulla rivista Le Charivari: “Impressione, ne ero sicuro, Ci dev’essere dell’impressione, là dentro. E che libertà, che disinvoltura nell’esecuzione! La carta da parati allo stato embrionale è ancora più curata di questo dipinto”.

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In altre parole, il critico fece ironia sul modo di dipingere di quel gruppo di artisti che si limitavano all’impressione del momento, alla rappresentazione su tela di un momento rapido e fugace. In realtà, aveva colto la vera essenza dell’impressionismo e la filosofia di quel gruppo di artisti che osteggiavano così duramente la pittura accademica e i soggetti aulici. “Dipingo le cose che vedo nel modo più semplice”, diceva Manet. 

Ciò che differenzia gli impressionisti da tutta la storia dell’arte precedente è il loro approccio alla realtà. Sulla tela questi artisti non restituiscono un’immagine fedele e fotografica dell’arte, ma ciò che il loro occhio vede in quel momento. Per questo, sono considerati padri dell’arte moderna. Ecco perché non c’è precisione di dettagli e c’è una grande immediatezza nelle loro opere, perché l’occhio umano non coglie ogni singolo dettaglio nell’istante e nell’impressione del momento. 

I primi tempi, per il movimento, furono davvero difficili. Dopo la prima mostra nello studio di Nadar, gli impressionisti organizzarono una seconda che però si rivelò un fiasco totale, al punto che, con i ricavati, riuscirono solo a coprire i costi delle cornici. La fortuna del gruppo fu l’imprenditore francese Paul Durand-Ruel, che credette sin dall’inizio nel valore di questi artisti e acquistò tra il 1891 e il 1922 circa 12 mila opere.

Opere e Autori dell’Impressionismo 

Alcuni nomi risulteranno sicuramente familiari, altri meno, ma tutti gli artisti di cui parleremo hanno giocato un ruolo fondamentale nella corrente artistica più amata degli ultimi due secoli: l’impressionismo. Sono moltissime le menti che si sono susseguite in questa corrente artistica, considerando che è iniziata nella seconda metà dell’Ottocento, tra il 1870 e il 1880, ed è proseguita fino al primo Novecento. 

Pronti per scoprire i più grandi esponenti dell’impressionismo e le loro opere più belle e significative? Il nostro obiettivo è proprio raccontare questo movimento pittorico attraverso le opere di chi lo ha vissuto in prima persona.

Claude Monet (1840- 1926)

Claude Monet nasce a Parigi nel 1840 e muore a Giverny nel 1926. Considerato padre del movimento artistico per la sua pittura vibrante e molto evocativa, è stato fin da subito amante dell’arte e il fortunato incontro con il pittore Eugène Boudin gli cambierà la vita. Grazie a lui, infatti, Monet si approccia al mondo dell’arte da un altro punto di vista, dedicandosi alla pittura di paesaggio.

Per raccontare l’impressionismo non si può che partire dal capolavoro di Claude Monet intitolato Impression. Soleil levant”, un olio su tela oggi conservato al Musée Marmottan Monet di Parigi. Correva l’anno 1872 quando il celebre critico d’arte Louis Leroy si trovò dinanzi quest’opera esposta nello studio del fotografo Nadar ed espresse un giudizio fortemente negativo affermando che quel quadro non era un’opera d’arte, ma l’impressione di un’opera d’arte. Fu proprio così che nacque il termine “impressionismo”. L’opera celeberrima di Monet rappresenta un paesaggio marino immerso nella foschia dell’alba, nello specifico si tratta del porto di Le Havre.

In primo piano notiamo due imbarcazioni di pescatori che emergono come ombre scure, mentre sullo sfondo con rapide pennellate l’artista fa emergere la banchina del porto, la ciminiera fumante, il veliero e la gru. Acqua e cielo si fondono in una visione d’insieme rendendo il tutto difficile da decifrare. Il soggetto non è l’alba al porto, ma l’impressione dell’alba. I colori sono vivaci e vengono usati pure, senza essere mescolati e stesi con piccole pennellate. Ciò che colpisce maggiormente di quest’opera è la continuità dei colori tra mare, terra e cielo. 

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Un’altra grande opera di Monet è Colazione sull’erba (1865, qui a lato), oggi conservata al Museo d’Orsay a Parigi. La natura viene esaltata in tutta la sua potenza. L’opera è una rivisitazione del celebre e omonimo dipinto di Manet. Molto bello lo studio della luce che si posa sugli abiti dei soggetti. Rispetto alle opere successive, in questa tela si nota ancora una precisa connotazione dei soggetti.

La Grenouillère è un’opera di Monet del 1869 ed oggi conservata al Metropolitan Museum of Art di New York. Il soggetto raffigurato era un ristorante molto caro di Monet e del suo collega Renoir dove i due amavano studiare le variazioni di luce sui riflessi dell’acqua della Senna. Le pennellate sono ampie e corpose per i riflessi dell’acqua e brevi e decise per i soggetti. 

Dal 1883 fino alla sua ripartita Monet si dedicò anima e corpo ad un unico soggetto: le ninfee. Ben 250 opere tutte riguardanti il suo giardino a Giverny. Le ninfe possono essere considerate come il testamento dell’artista, ultimo atto d’amore di Monet per il mondo della natura e le sue bellezze e mille sfaccettature. Al lettore ricordiamo, inoltre, che non fu il “padre dell’impressionismo” a inventare la pittura “en plein air”, ma che questa passione gli fu trasmessa da Boudin.

Curiosità

Una curiosità: pare che Monet avesse grande successo con le donne visto il suo carisma e la sua eleganza. Famosa la sua frase: Dormo solo con duchesse o domestiche. Preferibilmente con le domestiche delle duchesse. Qualsiasi via di mezzo mi spegne subito”.

Manet (1832-1883) 

“Era più di quanto pensassimo”, così un commosso Degas ricordò l’amico Manet nel discorso commemorativo il giorno delle sue esequie. I suoi 420 dipinti, la sua audacia nel ritrarre soggetti della vita di tutti i giorni, ma con grazia, bellezza e gentilezza è divenuta leggenda. Nato a Parigi, nei suoi 51 anni di vita possiamo definirlo come maggiore interprete della pittura pre-impressionista e fondamentale nella transizione dal realismo.

La prima opera di Manet che vogliamo raccontarvi Colazione sull’erba, una tela del 1863. Uno scandalo senza precedenti nel mondo benpensante dell’epoca. Fu definita indecente l’opera dell’artista, vedremo tra poco perchè. La donna spoglia, tutt’altro che una pudica Venere classica, è svestita di ogni ornamento mitologico. L’opera fu rifiutata al Salon del 1863 ed esposta con nuovo nome Il Bagno al Salone dei Rifiutati voluto da Napoleone III.

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Manet chiamava scherzosamente quest’opera “Lo scambio di coppie”, qui sopra. Lo scandalo di questa tela non era certo la donna raffigurata nuda tra uomini vestiti con abiti dell’epoca, ma il fatto che la figura femminile fosse una parigina del tempo (Victorine Louise Meurent) e non una ninfa o un personaggio mitologico. I due uomini raffigurati con lei sono il fratello di Manet (quello semi sdraiato sull’erba) e lo scultore Ferdinand Karel Leenhoff. La donna è l’unico personaggio a guardare lo spettatore. La tela quindi raffigura una colazione sull’erba, ma “alquanto scandalosa” per l’epoca. Napoleone III la definì un insulto alla morale borghese.

Che cosa rende questo quadro irresistibile per i futuri impressionisti, che prenderanno ispirazione da Manet? L’utilizzo dei colori puri e i contrasti tra luce e ombra, capaci di ricreare la sensazione luminosa di una visione dal vivo. Non ci sono rappresentazioni dettagliate delle figure, tecniche per far risaltare l’incarnato femminile piuttosto che l’utilizzo di sfumature. La prima impressione del nostro occhio non fornisce tutti questi elementi e Manet decide di abolirli.

L’Olympia, qui sotto, è una tela del 1853 oggi conservata al Museo d’Orsay a Parigi. La donna raffigurata più che una Venere pare una prostituta sdraiata su un letto sgualcito che con sguardo inespressivo si rivolge allo spettatore. Notiamo un’orchidea nei capelli, un nastro di velluto al collo e i lineamenti della modella preferita di Manet, Victorine. Del resto, il nome Olympia, era lo pseudonimo più diffuso tra le prostitute dell’epoca a Parigi.

Il riferimento alla tela di Tiziano è evidente, ma anziché due ancelle nell’opera di Manet compare una schiava nera che le porge un mazzo di fiori donati da un cliente galante e, al posto del cane fedele, l’artista dipinge un gatto nero, un animale selvaggio e libero. 

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Passiamo ad un’altra celebre opera di Manet, Il bar delle Folies-Bergère, una tela del 1882, dove Manet raffigura un celebre caffè parigino, ritrovo della borghesia dell’epoca. La barista Suzon è la protagonista della tela, con il suo sguardo malinconico e perso nei pensieri, l’abito dall’ampia scollatura e i capelli biondi raccolti. La posa sgraziata tradisce la stanchezza della barista e il suo non essere affatto contenta del lavoro che svolge. Si osserva come, nel chiasso del bar parigino, la donna si aliena e perde nei suoi pensieri. La tela fu giudicata inquietante, sempre dipinta con l’obiettivo di cogliere l’attimo

Edgar Degas (1834-1917) 

Il suo interesse per la vita quotidiana, la volontà di catturare la spontaneità e di elevare soggetti umili a soggetti d’arte sono i punti principali del lavoro di questo artista. Degas nasce a Parigi nel 1834 e muore, sempre qui, nel 1917 ed è ricordato soprattutto per il tema della danza, molto ricorrente. C’è molto di più, come vedremo tra poco.

La bevitrice di assenzio è una delle opere più celebre dell’artista Degas. Raffigura una donna assorta nei suoi pensieri che fissa il vuoto, mentre siede davanti a un bicchiere d’assenzio. Accanto a lei, forse, un uomo alcolizzato. L’artista chiese alla celebre attrice parigina Ellen Andrée di posare per lui nel suo caffè parigino preferito. Quest’opera raffigura il senso di solitudine nella frenetica società parigina dell’epoca, pronta a entrare nella Terza Repubblica. Fin da questa opera possiamo osservare la tensione di Degas per tematiche sociali e soggetti spontanei. 

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La scuola di danza (qui sopra) raffigura il soggetto più caro a Degas, le ballerine. Grazie all’amico Jules Perrot, l’artista frequentava regolarmente il Teatro dell’Opéra di Parigi per osservare e dipingere i movimenti spontanei e le prove di danza delle ballerine. Come si sarà già capito da queste due opere, Degas predilige soggetti femminili, ma era definito dai suoi amici impressionisti “misogino”. Non si sposò mai e a chi lo accusava di essere “ossessionato” dalla ballerine lui ribatteva che era solo un pretesto per raffigurare il movimento. C’è chi si gratta la schiena, chi innervosita mangia un’unghia e si sistema il vestito, come fosse uno scatto istantaneo.

Oltre che pittore, fu anche scultore: La ballerina è la sua scultura più famosa. Considerava quest’opera come una “figlia” e si rifiutò di venderla a qualsiasi committente. Non a caso, la scultura è stata trovata nello studio dell’artista dopo la sua morte. Piccola, delicata e graziosa, così appare la ballerina rappresentata. Marie Geneviève van Goethem, era questo il nome della fanciulla ed era una ballerina dell’Opéra di Parigi, emigrata dal Belgio. Nonostante il successo iniziale, a soli 15 anni, fu licenziata perché si sospettava si prostituisse in locali notturni. Da quel momento, della ballerina preferita di Degas si persero le tracce e non si seppe più nulla di ciò che fece nella sua vita. 

Paul Cézanne (1839-1906)

Burbero e tagliente, Cézanne predilige tre soggetti nelle sue opere: nature morte, ritratti e paesaggi. Lo inseriamo qui perchè appartenne, agli inizi, al movimento dell’impressionismo ma poi decise di distaccarsene. Possiamo definirlo post impressionista, soprattutto perchè decise, a un certo punto, di rappresentare la natura attraverso la sua forma geometrica. Dalla ricerca dell’impressione istantanea fino alla solidità della geometria. 

Le Grandi Bagnanti è una delle sue opere più significative e risale al 1906, oggi conservata al Museum of Art di Philadelphia. Rientra in un gruppo di opere chiamate appunto Le Bagnanti. Le donne sembrano quasi parte del paesaggio, grazie alle pennellate e ai colori beige e marrone. Ricordiamo che Cézanne non utilizzò mai modelle in carne ed ossa, ma si basava sui suoi studi e sui disegni da studente. Il quadro, qui sotto, sembra quasi ricordare Picasso.

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I giocatori di carte è un altro celebre capolavoro di Cézanne. A colpire è la geometrizzazione delle figure e la rigidità sia della forma che dell’ambiente. Qui assistiamo all’uscita dalla corrente impressionista. I protagonisti sono due uomini intenti a fare una partita di carte in un’osteria. Non si capisce il loro stato psicologico, ma solo un’intensa concentrazione che paralizza il contesto. Secondo altri critici moderni, forse rappresentano lo stesso artista e il padre e il loro conflitto per la vita dissoluta condotta da Cézanne. Quest’opera è stata venduta per 250 milioni di dollari nel 2011 e ad oggi è la 3 opera d’arte più costosa del mondo. 

Pierre-August Renoir (1841-1919)

Pierre-Auguste Renoir nasce a Limoges il 25 febbraio 1841 da una famiglia di origini umili, da padre sarto e madre operaia tessile. Entra nel mondo della porcellana per poi appassionarsi alla pittura, nonostante le numerose difficoltà economiche. Dopo essere entrato a far parte della corrente impressionista, guadagnerà la fama tanto ambita. 

La colazione dei canottieri, qui sotto, è un olio su tela del 1880, è il capolavoro di Renoir più noto al grande pubblico. Viene raffigurata una tipica scena di vita spensierata all’aria aperta in una domenica pomeriggio soleggiata nella terrazza del locale di Alphonse Fournaise a Chatou-sur Seine. Vi sono presenti ben 14 figure tra cui la futura moglie dell’artista e molti dei suoi amici. 

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Due fanciulle al pianoforte è l’evocazione di uno stile di vita agiati, non il ritratto di due ragazze. Poetico e evocativo, fu la prima opera di Renoir a entrare nella collezione di un museo. L’obiettivo di Renoir è rappresentare l’istante con una visione ottimistica della realtà, rappresentando luoghi d’incontro per la borghesia parigina. 

Il Palco è un’opera del 1874 ed è quella che fu esposta alla prima mostra degli impressionisti nello studio del fotografo Nadar. Viene raffigurato un teatro o meglio la mondanità parigina dell’epoca. Fu una delle poche opere acquistate durante la mostra, per 425 franchi, da un commerciante d’arte e non fu recensita negativamente. 

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Periodo Storico e Caratteristiche

Limpressionismo è una corrente artistica nata a Parigi nel 1860 e durata sino ai primi anni del Novecento. Ufficialmente nasce il 15 aprile del 1874 con la mostra organizzata nello studio del fotografo Nadar con le opere di un gruppo di artisti respinti dal Salon di Parigi. In quegli anni, Parigi diventa la Ville Lumière, c’è una fiducia nel progresso tecnologico e l’affermazione della borghesia. Con la caduta di Napoleone III nel 1870 e la nascita della Terza Repubblica, Parigi si afferma come capitale europea all’avanguardia e culturalmente vivace. 

Il contesto è vivace e ottimista in città, i quadri dei pittori impressionisti esprimono a pieno questa dinamicità. Non c’è tempo da dedicare ai dettagli più minuziosi e alle sfumature di colore, basta l’impressione di un singolo istante. 

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In questo contesto storico, nasce appunto l’impressionismo. Dopo le feroci critiche iniziali, diventa quasi una moda e giungono critici da ogni angolo d’Europa, persino dagli USA come Mary Cassatt, per vedere le opere di questo gruppo di artisti parigini. C’è da fare inoltre una doverosa precisazione: l’impressionismo non è precisamente un modo particolare di dipingere, ma la somma di personalità artistiche molto differenti tra loro.

Gli impressionisti erano un gruppo di amici, accomunati dalla sofferenza alle rigide regole dell’accademia e dalla volontà di non porre freni alla loro creatività, dal desiderio di uscire dagli atelier e dipingere all’aria aperta. Alcuni di loro ponevano i loro cavalletti uno accanto all’altro, come Degas e Monet, per vedere poi le differenze del risultato finale.

Per gli impressionisti, il colore è luce, il nero non esiste ma solo i tre colori primari e i tre colori che ne derivano, la realtà è solo luce e colore e il disegno non esiste. Si dipinge all’aria aperta con pennellate veloci, macchiette e picchiettature. Anche la prospettiva non esiste, lo spazio non può essere imprigionato.

Senza dubbio, l’impressionismo ha cambiato per sempre il nostro modo di vedere le cose. 

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