Berlino Architettura

Il nuovo volto di Berlino

Berlino: un “concentrato” di architettura contemporanea

Con la riunificazione della città, dopo la caduta del Muro (1989) la capitale tedesca sta assumendo, anno dopo anno, un nuovo volto fatto di tante iniziative architettoniche degne di nota; nel nostro viaggio vedremo alcune realizzazioni contemporanee interessanti.

Immancabilmente si comincia con la Cupola del Reichstag, simbolo della nuova Germania democratica, della trasparenza nell’amministrazione pubblica, e simbolico “faro” cittadino. La ricostruzione del Reichstag è stata oggetto di un concorso internazionale di progettazione che ha visto vincitore, nel 1993, il progetto di Norman Foster & Partners.; la ricostruzione è stata effettuata reintegrando le aperture, seguendo gli allineamenti assiali delle finestre e dell’ingresso e facendo emergere la struttura originale, avendo chiara la lettura dell’impianto del vecchio Reichstag. La nuova cupola o “lanterna” del si è trasformata rapidamente in un simbolo della nuova Berlino: all’interno di essa, due rampe elicoidali portano il pubblico alla piattaforma di osservazione sopra la sede plenaria, elevandoli simbolicamente sopra le teste dei loro rappresentanti politici. La cupola, con la sua struttura in acciaio ha una altezza di 23,5 metri ed un diametro di 40 metri, è rivestita da due strati di vetro interposti da uno strato intermedio di vinile di stagno, mentre la rampa elicoidale funge da anello d’irrigidimento per la cupola. Tutti gli elementi della cupola, compresi la rampa, l’enorme cono centrale e la piattaforma, sono sorretti dalla struttura esterna.

Cupola del Reichstag Berlino Norman Foster & Partners  Cupola del Reichstag Berlino Norman Foster & Partners interni

 

Potsdamer Platz è il più sorprendente esempio di come, negli anni Novanta, il rinnovamento urbano abbia potuto trasformare Berlino nella “Nuova Berlino” di oggi. Di fatto, la piazza non è una vera e propria piazza, ma una zona costituita da tre aree, note come Daimler City, o Area Daimler Chrysler (1998), Sony Center (2000) e Besheim Centre (2004), che hanno letteralmente reinventato un terreno desolato dove fino al 1989 il Muro separava Berlino Est da Berlino Ovest. Dopo la riunificazione si presentò quindi la possibilità unica di ricostruire un quartiere cittadino completo al centro di una metropoli. Nel 1993 iniziarono i lavori di costruzione per il quartiere DaimlerChrysler, secondo la progettazione degli architetti Renzo Piano e Christoph Kohlbecker. L’esecuzione venne effettuata da parte di famosissimi architetti, quali Renzo Piano, Richard Rogers e Arata Isozaki. Sul più grande cantiere d’Europa, nell’arco di cinque anni, sorse dal niente un nuovo centro urbano. Il Sony Center di Helmut Jahn, terminato nel 2000, con la sua estetica fredda e futuristica si trova in contrasto con il quartiere DaimlerChrysler. All’inizio del 2004, ha aperto l’elegante Beisheim Center nella zona Lennè-Dreieck.

Potsdamer Platz Berlino  Potsdamer Platz interno

Un altro edificio imperdibile è il Museo Ebraico, opera dell’architetto Daniel Libeskind: situato sulla Lindenstrasse a pochi passi dall’ex tracciato del Muro, con la sua struttura stabilisce una particolare relazione spaziale con la città ed è rappresentativo di un nuovo modo di commemorare i tristi eventi del passato tedesco. Il progetto si fonda sull’incontro – scontro tra una linea retta e una spezzata dinamica e aggressiva, che nell’insieme della pianta assume la forma di una stella di David distorta e decostruita. L’edificio è completamente rivestito con lastre di zinco, tagliate da finestre allungate che appaiono come lacerazioni nella pelle metallica, mentre all’interno sono presenti alcuni ambienti vuoti definiti simbolicamente e architettonicamente “Voids”. Solo una delle zone vuote del museo è accessibile, lo Spazio vuoto della memoria, e ospita l’installazione “Shalechet”, dell’artista israeliano Menashe Kadihman: il visitatore cammina su circa 10000 volti di acciaio collocati sul pavimento, e ne ascolta il fragore.

Museo Ebraico Daniel Libeskind  Museo Ebraico Daniel Libeskind interni

Un altro “concentrato” di architetture contemporanee è rappresentato dal quartiere delle ambasciate, in cui convivono in stretta vicinanza edifici di Rem Koolhaas ( ambasciata olandese), Hans Hollein (ambasciata austriaca), Berger + Parkkinen (ambasciata dei paesi nordici) e Teodoro Gonzales de León e Francisco Serrano (ambasciata del Messico).

berlino ambasciata olandese Rem Koolhaas  ambasciata austriaca Hans Hollein

Ambasciata dei paesi nordici Berger + Parkkinen   Ambasciata del Messico Berlino

Concludiamo con la filiale berlinese della DZ Bank, uno degli edifici più interessi progettati da Frank O. Gehry.

DZ Bank  Berlino Frank O. Gehry

Le rigide prescrizioni edilizie per il centro di Berlino escludevano un involucro strutturale come quello di Bilbao, perciò il linguaggio architettonico tipico di Gehry si ritrova nell’atrio: un tetto in vetro tipo dirigibile e annessi espressivi in contrasto con la severità del corpo dell’edificio; l’atrio, infatti, è l’elemento principale della struttura in quanto, oltre ad ospitare una sala conferenze, unisce le due anime opposte dell’edificio, quella residenziale e quella commerciale. L’edificio si sviluppa dunque seguendo una logica per “opposizione”: su Praiser Platz, di fronte alla Porta di Brandeburgo, si trovano gli uffici mentre sul lato opposto rivolto su Behrenstrasse, si trova la zona residenziale.

DZ Bank  Berlino Frank O. Gehry facciata  DZ Bank  Berlino Frank O. Gehry particolare

Un ulteriore caratteristica è lo studio di una composizione che permette alla facciata di imporsi sulla scena urbana con un’immagine trilitica, nascondendo le funzioni interne ad essa. Quest’immagine è data grazie all’utilizzo di enormi blocchi sovrapposti e l’assenza di infissi all’interno della cortina muraria. L’altra facciata, seguendo sempre una logica per “opposizione”, racchiude temi completamente opposti: dinamismo, fluidità e ricerca di materiali moderni; il fronte non è rettilineo ma ondulato ed enfatizzato dall’utilizzo di Bow Window in acciaio inox e vetro.

Arch. Elena Valori

 

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